Gelosia – Racconto erotico

Nota per il lettore: questo racconto fa l’amore con questo.

Amo guardarti.

Amo quel tuo modo di camminare indeciso che sembra sempre che tu non sappia bene che direzione prendere. Amo la tua femminilità elusiva e rapace al tempo stesso. Amo la tua voce musicale, la tua pelle di rosa, quel tuo essere morbida e snella, madre e bambina.

Ma più di tutto amo i tuoi occhi dorati e il tuo sguardo liquido nel quale mi immergo e mi abbandono.

(Oh fammi perdere tra le tue cosce, fammi annegare dentro di te, ingoiami, annullami.)

Ti osservo mentre porti la forchetta alla bocca, mentre le tue labbra piene si aprono giusto quel poco per avvolgere il boccone piccolo e delizioso che ti sei preparata con cura nel piatto, che hai infilzato con lenta crudeltà. Il mio sguardo percorre la tua gola d’avorio, scivola lungo la curva morbida che porta al seno che indovino sotto la camicia di seta.

(Oh, poterti strappare quel velo leggero e scoprire il tuo seno pulsante e stringere i miei denti attorno al tuo capezzolo duro e sentirti gemere sotto di me.)

Tu parli, mi racconti gli ultimi sviluppi di una questione di lavoro, mi fai qualche domanda. Io ascolto solo il suono della tua voce, rispondo a monosillabi, ingoio un sorso di vino per guarire l’arsura che mi secca la gola.

(Fammi leccare la tua lingua ruvida, fammi mordere le tue labbra succulente, i lobi delle tue orecchie profumate, fammi smarrire nella curva del tuo collo.)

Adesso le tue domande si fanno più accurate, mi chiedi della nuova partner dello studio, sei gelosa di lei, lo so. Lo so da quando l’ho vista la prima volta, la donna perfetta per scatenare la tua ira irrazionale. Alta, atletica, aperta, lei è il sole come tu sei la luna, con la tua pelle diafana e quelle ciglia lunghe che adombrano di malinconia il tuo sguardo. Lei affronta la vita con grinta, tu sei come un gatto randagio che si aggira di notte, annusando qua e là.

(Fammi agguantare i tuoi fianchi sinuosi, fammi sprofondare nel tuo ventre impudico, fammi annusare tutti gli angoli del tuo corpo. Fammi sentire che sei mia. Mia. Mia e di nessun altro.)

Cerco di mantenere il necessario distacco, la tua gelosia mi diverte e mi lusinga, ma ne conosco la furia autodistruttiva. Sono cauto mentre ti rispondo cercando di apparire disinvolto, mentre sento un brivido di fastidio partire dalla base della mia spina dorsale, dal fondo del mio essere.

Un’altra donna riderebbe di tutta la questione, un’altra donna sarebbe lusingata all’idea che il suo uomo sia oggetto di desiderio. Un’altra donna sarebbe complice, non nemica.
Un’altra donna, non tu.

(Fammi sprofondare le dita dentro di te, voglio esplorare ogni parte del tuo corpo ed esplorarla ancora. Voglio aprirti, vederti pulsare sotto le mie carezze. Voglio vederti tremare. Voglio vederti godere.)

Il tuo tono di voce si acuisce, perde la sua sensuale armonia per riempirsi di spigoli, le tue frasi si fanno taglienti, offensive. Sai essere aggressiva quando vuoi. Sai dove colpire, obliqua, sempre in cerca dei punti deboli. Insinui le mie mancanze. Sai che sono stato sbattuto fuori da uno studio per una relazione ‘impropria’ con una collega, sai quanto la vicenda abbia pesato sulla mia immagine professionale, sai benissimo che, se non altro per questo motivo, le donne con le quali lavoro sono trasparenti per me, ma ti piace tormentarmi in questo piccolo gioco perverso nel quale solo tu ti diverti.

(Oh poterti sbattere su questo tavolino e prenderti qui, davanti a tutti. Ficcare la mia lingua in quella bocca impertinente e zittirti al suono dei miei colpi.)

Provo a placarti, ma il mio tono pacato non fa altro che infuriarti ancora di più. Adesso molti ci guardano, stai facendo una scenata e io devo ancora capire se tutto questo ti piace (ti eccita?) o se semplicemente non sei in grado di controllare le tue emozioni. Ti perdi nel vortice della tua rabbia.

Ti alzi impetuosa facendo cadere la sedia dietro di te (ok, adesso gli occhi di tutti sono su di noi), urli qualche altra accusa infamante contro di me che rimango impassibile e esci veloce dalla stanza. Lasciando una scia di profumo e immobilità dietro di te. Fisso il muro davanti a me mentre respiro profondi respiri. E capisco che vuoi giocare a quel gioco lì.

Mi strofino la bocca arida con il tovagliolo, lo appoggio sul tavolo e con un cenno chiamo il cameriere. Che si materializza accanto a me alla velocità della luce. Pago il conto e mentre mi alzo mi rendo conto dell’erezione potente che mi solleva i pantaloni di lana leggera. Mi dirigo con calma fuori dal ristorante, seguendo le orme dei tuoi passi, respiro con forza l’aria fresca della sera. Mi calmo un po’ ma il desiderio di te non mi abbandona. Nemmeno dentro il taxi che mi porta veloce alla nostra casa, nemmeno dentro l’ascensore che percorre con esasperante lentezza tutti i piani prima di arrivare all’attico che abitiamo insieme.

Giro la chiave nella toppa dove tu hai fatto girare la tua prima di me e entro in un appartamento buio, che solo le luci della città illuminano attraverso le finestre.

Una striscia di luce filtra dalla porta del bagno insieme al rumore della doccia. Mi aggiusto i polsini della camicia sotto la giacca e lentamente mi avvicino alla porta che faccio scorrere silenziosamente.

Tu sei lì e il grande box trasparente della doccia, non ancora appannato dai vapori dell’acqua, non ti nasconde. Devi essere appena entrata perché non sei ancora bagnata, fissi il getto d’acqua davanti a te aspettando che sia abbastanza calda per sottoporti alla sua carezza.

Non mi senti entrare e la visione del tuo corpo nudo mi frusta con una scarica di eccitazione che sento partire dal basso e arrivare al cuore accelerandone i battiti. Mi avvicino alla doccia, apro la porta trasparente e ti agguanto per un braccio. Ti giri di scatto, lanci un grido di sorpresa e uno sguardo di puro terrore ti dilata gli occhi per un attimo prima che tu mi riconosca e passi in un istante dalla paura alla  collera. Fai un gesto brusco per liberarti di me, con l’unico risultato che la mia mano si stringe ancora più forte attorno alla tua carne. Domani la tua pelle di luna avrà i segni delle mie dita impressi, già lo so, ma questo pensiero non mi fa desistere. Al contrario, voglio marcare il tuo corpo con la mia presenza, voglio gridare al mondo che sei mia, che solo io ti posso avere.

Ti trascino fuori dalla doccia mentre tu mi colpisci con l’altra mano e, come al solito, miri ai punti deboli e mi raggiungi con uno schiaffo in pieno viso che sento bruciare sulla pelle. Ti afferro tutta intera e ti stringo contro il mio corpo teso ed eccitato, mi strofino alla tua pelle leggermente umida mentre tu ti divincoli (ti strusci) contro di me.

Esco dal bagno con te stretta tra le braccia e ti lascio cadere sul letto. Tu rimani un attimo immobile mentre mi fissi: i tuoi occhi dorati sono due macchie scure sotto le tue lunghe ciglia. Mi getto su di te e ti sovrasto con il peso del mio corpo, tu ti muovi sotto di me e ogni tuo movimento mi regala scariche di piacere. Allungo una mano alla cerniera dei miei pantaloni e tiro fuori il mio sesso e mentre ti cerco ti sento completamente bagnata. Tu cerchi di sfuggirmi con un movimento che non fa altro che portarmi dentro di te (l’hai fatto apposta). Inizio a muovermi assecondando il mio piacere e i tuoi movimenti sembrano armonizzarsi ai miei e non so più se sei tu che segui me o se sono io che mi adatto a te. Spingo più in profondità e un suono inarticolato esce dal fondo della tua gola. Spingo ancora, e di nuovo ti sento. E ti vedo, ti vedo arrenderti al godimento che ti prende.

Chiudo gli occhi mentre sento l’orgasmo montare dentro di me e innescare il tuo.

Ci perdiamo in istanti che sembrano infiniti. Quando torno al presente mi discosto da te che giaci a occhi chiusi, ancora scossa dalle ultime ondate di piacere. I capelli soffici ti nascondono parte del viso, esco da te e il mio sguardo cade colpevole sul braccio dove il livido si sta già formando. Cosa succederà adesso?

(Non posso perderti. Non posso vivere senza di te. Oh, potermi fondere con il tuo corpo, esserti padre, fratello, figlio…)

Tu sospiri profondamente, inali come a prendere fiato e, sempre ad occhi chiusi, mi chiedi scusa per il tuo comportamento. È stato sciocco da parte tua, dici, mentre ti giri a baciarmi.

Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

9 commenti

  1. Meraviglia… 😃

    LipsClosed

  2. Grazie anche a te LipsClosed, ci fanno immensamente piacere i commenti dei lettori.

  3. Grazie a te, che scrivi queste perle. 😉

    L.

  4. Suggerimenti fantastici, continuate così brava Valentina.

  5. Suggerimenti SUPER , continuate così brava :).

  6. Brava Valentina, suggerimenti utili.

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