LELO_VOLONTE_Una storia vera di tradimento

Una storia vera di tradimento

Come tutte le storie ‘reali’, anche questa viene dalla nostra casella di posta elettronica. Speriamo che anche tu ti senta risucchiato in questo vortice della passione, quasi senza accorgertene, come è successo a noi.

Vorrei poter dire che ha un fisico da urlo, che ha il carisma di un leader, ma la verità è che il tipo con cui ho tradito il mio ragazzo non ha davvero niente di speciale. Visto così, è uno come tanti. Non lo noteresti per strada, ma nemmeno dentro un ufficio. Quindi non so perché, quel pomeriggio, io l’abbia notato. Ho sentito delle voci nuove, ho alzato lo sguardo dal mio computer e l’ho visto. L’ho guardato un po’ a lungo perché, appunto, mi ha colpito subito, e a un certo punto, totalmente all’improvviso, mi ha guardata anche lui. Ho sentito un brivido attraversarmi e sono tornata a malincuore ai miei calcoli.

Ma quello sguardo che ci eravamo scambiati non mi voleva uscire dalla testa e quella sera, quando sono tornata a casa ancora ci pensavo: sono saltata addosso al mio ragazzo e abbiamo fatto l’amore in cucina.

La mattina dopo era ancora tutta presa da questo ricordo dell’amore in cucina e quasi mi davo un cinque, tra me e me, per il fatto che dopo così tanti anni, io e il mio ragazzo eravamo ancora una coppia che faceva l’amore in cucina, quando SBAM, lo rivedo.

Faceva parte di un team provvisorio, ho scoperto poi, e avrebbe lavorato con noi per qualche settimana.

Quella sera quando son tornata a casa non ho fatto l’amore con il mio ragazzo, ma la mattina dopo sono andata a lavorare aggiustata come non mai, tanto che la mia collega mi ha fatto i complimenti. Sono passati alcuni giorni così, lo vedevo a intervalli perché non eravamo nella stessa stanza e sempre gli lanciavo un’occhiata che lui, puntualmente, mi ricambiava.

Poi un giorno era il compleanno di un collega e io e alcuni altri ci siamo dati appuntamento per pranzare tutti insieme. Immaginati la mia faccia quando arrivo e lo vedo lì. E naturalmente siamo finiti vicini di posto. Hai presente quelle situazioni in cui sei in centomila intorno a un tavolino rotondo, minuscolo e la tua sedia è praticamente appiccicata alla sua e appena fai un movimento, gli finisci addosso? Ecco così. Abbiamo cominciato a parlare, mentre mi sentivo il cuore impazzire. Lui parla con un tono molto basso, e ogni volta mi dovevo avvicinare per sentire quello che diceva. Non che avesse una conversazione particolarmente brillante, ma mi sentivo attratta da lui come da una calamita. Era magnetico. E avrei giurato che per lui fosse lo stesso.

A quel punto volevo trovare assolutamente un’occasione per restare sola con lui. Lavoravamo in un ufficio molto grande, con molti piani e avevamo orari abbastanza precisi anche se, come in tutti gli uffici, capitava che qualcuno restasse più a lungo se aveva del lavoro da sbrigare. Mi sono detta che tanto valeva tentarla e ho iniziato a spargere la notizia che avevo del lavoro da fare e sarei dovuta rimanere più a lungo. Avevo iniziato a studiare le sue abitudini e avevo notato che, verso le cinque, in genere, andava alla macchinetta a prendersi un caffè. Quindi ho proposto alla mia collega di andare a bere una cioccolata calda, ribadendo che avevo bisogno di energie per la serata di lavoro extra. E siccome il caso è amico degli amanti, non solo lo abbiamo trovato alla macchinetta, puntuale, che si preparava un caffè, ma la mia collega ha avuto anche il lampo di genio di dirgli che sarei dovuta rimanere più a lungo. Non mi sono fatta scrupoli e l’ho guardato con uno sguardo che, secondo me, diceva tutto.

L’ufficio ha iniziato a svuotarsi e pian piano ho visto le luci delle varie scrivanie spegnersi. Mi sono alzata come per sgranchirmi le gambe e mi sono affacciata sul corridoio: una luce proveniva dalla sua stanza. Non so se qualcuno ha provato già quello che ho provato io in quel momento, il significato che ho dato a quella luce ancora accesa, prima ancora di sapere se venisse davvero dalla sua scrivania o da quella di qualcun altro o se non fosse stata addirittura dimenticata da qualcuno e l’ufficio fosse completamente vuoto.

Mi sono incamminata ancheggiando verso la sua porta, sicura che la scrivania illuminata sarebbe stata la sua.  Mi sono affacciata e l’ho visto. Mi ha guardata nel momento esatto in cui sono entrata e mi ha sorriso.

Mi sono avvicinata a lui e gli ho detto:

‘Io non ho niente da fare, e tu?’

Lui ha girato la sedia verso di me e mi sono avvicinata ancora. Mi ha preso per i fianchi e mi ha fatto sedere su di lui. Era già duro.

Mi ha infilato le mani fredde dentro la gonna e le ha strette intorno al mio sedere avvicinandomi ancora di più alla sua erezione.

‘Ti aspettavo.’ Mi ha detto.

Ha iniziato a baciarmi, mentre cominciavo a muovermi contro il suo bacino. Una parte del mio cervello pensava alla porta che era rimasta aperta, ma l’ho messa subito a tacere, siamo un ufficio di gente che si fa abbastanza i fatti suoi. Lui mi ha presa di peso e mi ha appoggiata alla scrivania, si è slacciato la cintura e la prima volta l’abbiamo fatto così, lui in piedi con i pantaloni calati intorno alle caviglie e io sulla scrivania con la gonna tirata su e le mutande ancora addosso. Sono venuta così forte che gli ho dato un morso sulla spalla per non farmi sentire da eventuali colleghi zelanti. Siamo rimasti ad ansimare uno nelle braccia dell’altra, poi ci siamo ricomposti. Quando mi sono girata per andarmene, mi ha dato una pacca sul sedere e mi ha detto: ‘Domani ti voglio rivedere.’

Il giorno dopo ci siamo ritrovati alle cinque davanti alla macchinetta.

‘Mi guardi cosa ho qua?’ Mi ha detto lui e si è scostato un po’ la camicia. Allora ho visto, nettissimo il segno del mio morso.

Avrei voluto rispondergli qualcosa di arguto, divertente, ma mi sono sentita bagnare e non ho capito più nulla.

‘Non vedo niente.’ Gli ho detto.

‘Hai da fare anche stasera?’ Mi ha domandato lui.

‘Sì, un sacco.’

Lui ha allungato una mano verso la mia giacca e mi ha stretto il capezzolo tra le dita.

‘Era storta.’ Mi ha detto. Eravamo da soli davanti alla macchinetta, ma le stanze erano piene di gente. Questa sua audacia mi ha riempito di anticipazione. L’avrei preso lì, in mezzo al corridoio.

Quella sera l’abbiamo fatto nel bagno degli uomini. Mi sono fatta trovare senza mutande e devo dire che la cosa gli è piaciuta molto.

Voleva darmi un morso anche lui, per marcarmi come io avevo marcato lui, allora gli ho detto che era meglio di no, che avevo un ragazzo. Non so se c’è rimasto male, se si aspettava che fossi single.

Ho temuto per un po’, ma alla fine mi ha chiesto:

‘Fai gli straordinari anche domani?’

‘Che ne dici di un cambio di ambiente?’ Gli ho risposto io.

Il giorno dopo l’abbiamo fatto in macchina, come due ragazzini. Che se ci scoprono in ufficio, ok, imbarazzante, ma se ci scoprono per strada, roba che ci arrestano.

Il primo giorno che non l’abbiamo fatto sono tornata a casa e ho litigato a morte con il mio ragazzo. Il giorno dopo è venuto nel mio ufficio e mi ha chiesto il numero di telefono così, davanti a tutti. Ormai non ci importava più di nulla.

Mi ha scritto subito dopo: ‘Che ne dici se prendiamo una stanza?’

Da quel momento e fino all’ultimo giorno della sua collaborazione, l’abbiamo fatto tutti i giorni in un motel appena fuori città. Al mio ragazzo avevo detto che c’era un progetto nuovo e dovevo fare delle ore extra, tipo un paio tutti i giorni. In realtà in quelle ore scopavamo fino a non avere più fiato.

Quando è arrivato l’ultimo giorno, sapevamo tutti e due che non sarebbe durata. Potevamo continuare a vederci, nessuno ce lo impediva, ma tutti e due sapevamo che non sarebbe successo. Ci siamo amati per le nostre due ore di fila, senza interruzione, l’ho avuto in ogni parte del mio corpo e lo stesso lui. Ci siamo scambiati un bacio che sapeva di tutti i nostri umori e tutti e due sapevamo che sarebbe stato l’ultimo.

Quando sono salita in macchina, la prima cosa che ho fatto è stato cancellare il suo numero. Sono tornata a casa e mi sono fatta un bagno caldo. Ho detto al mio ragazzo che finalmente il nuovo progetto era avviato e non c’era più bisogno dei miei straordinari. Lui ha stappato una bottiglia di vino. Abbiamo brindato e abbiamo fatto l’amore.

Non mi sono mai pentita di questa storia, non mi sono mai pentita di aver tradito il mio compagno. Ma dopo qualche mese ho cambiato lavoro. Non sopportavo più l’idea di tornare in quell’ufficio senza di lui.

Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

Lascia un commento