La cena – Racconto (quasi) erotico

La tovaglia è di quelle cerate, che basta un colpo di spugna per pulirle.

I piatti sono semplici, bianchi, potrebbero appartenere a un servizio raccolto con i punti del supermercato. Probabilmente è così.

Le forchette si somigliano, ma non sono proprio le stesse.

Il tavolo è rotondo e loro siedono vicini, utilizzano lo spazio che resta per appoggiare le vivande. Lei si è messa carina: i jeans aderenti, con lo strappo al punto giusto, i tacchi alti. Un top senza reggiseno nascosto da un maglioncino nero pieno di bottoni da sbottonare.
Gli slip sono nuovi e le calze non le ha messe, anche se la stagione non è ancora calda e nel piccolo appartamento al primo piano l’umidità complica sempre un po’ le cose.

Lui è vestito come al solito, non perché non dia importanza a quell’invito: la prima sera in cui lei, finalmente, è tutta sola nella casa che divide con l’amica del liceo. Quella con la quale si è trasferita nella città universitaria.
Ma perché è un ragazzo e i ragazzi si sa, sono così. Ma profuma di pulito e si indovina una cura particolare dietro l’onda scolpita del ciuffo di capelli che sporge ardito sulla fronte.

Lei ha passato la giornata a preparare la serata: è uscita nella mattina piena di sole per fare la spesa al mercato, con quella gioia segreta nel cuore.
È andata a pranzare in mensa, anche se è sabato, per non perdere tempo e non incasinare ancora di più la cucina. Si è portata dietro un libro: le piace leggere quando mangia da sola. In mensa ha incontrato Luca, un compagno del corso di storia medievale. Hanno preso il caffè insieme al bar dell’università, all’aperto, sotto il sole di aprile.
Luca le sta dietro e lei è felice di sentirsi desiderabile mentre il sole le scalda i capelli e le schiarisce gli occhi.

È tornata a casa e l’appartamento l’ha sorpresa con un abbraccio un po’ freddo e muffoso. Ha aperto le finestre, ma la strada è troppo stretta per far entrare il sole a quell’ora.

Lui è arrivato puntuale, con una rosa in mano che adesso troneggia un po’ solitaria dentro una bottiglia di plastica (lei si è annotata il prossimo acquisto di un vaso da fiori). Gli ha offerto del vino ma ha preferito la birra e si è seduto un po’ a disagio sul piccolo divano di fianco al tavolo tondo, mentre lei armeggiava con la pasta. Hanno provato a mantenere viva la conversazione, senza successo. Allora lui si è alzato e l’ha abbracciata da dietro. È forte e grande e lei, dopo un primo sussulto, si è abbandonata contro il suo corpo solido.

Poi, intempestivo, è arrivato il momento di scolare la pasta.

Ora cenano silenziosi, con scoppi di risa qua e là.
Lei ha preparato le linguine con il salmone e uno schizzo di panna le si è appoggiato sul labbro senza che se ne accorgesse. Lui la osserva di sottecchi per un po’, e non sa se è più sexy o solo un po’ buffa. Ha labbra piene lei, e rosse come le ciliegie di maggio e quello sbaffo bianco può essere molto conturbante. Poi, finalmente, lui allunga una mano verso il suo mento e mentre la tiene ferma, con il pollice le cancella quell’affronto morbido.
Lei arrossisce ‘Perché non me lo hai detto prima?’ ‘Mi piaceva guardarti.’.

Un altro silenzio scende tra di loro, lo interrompe lei per alzarsi e cambiare i piatti e portare in tavola il pollo arrosto con le patate. ‘Mi sa che dobbiamo aspettare cinque minuti’ sussurra osservando la nuvola di vapore che si solleva dalla carne sfrigolante, dalle patate leggermente bordate di marrone. Allora lui allunga una mano verso di lei, timido e sfrontato, come solo i ragazzi di vent’anni sanno essere.
Le infila le dita nei passanti dei jeans, l’attira a sé, si strofina contro di lei che ha ancora il bicchiere in mano e cerca di appoggiarlo sul tavolo senza fare danni. Emette un sospiro quando il suo naso raggiunge il collo caldo della ragazza che trattiene ancora un po’ l’odore di cucina sotto il profumo artificiale. Le dà un bacio leggero sull’angolo della mandibola, si avvicina alle sue labbra piene mentre lei trattiene il fiato. Si baciano a lungo così, lei seduta di fronte al tavolino, lui girato verso di lei, con le dita infilate al posto della cintura.

Succederà come nei film, che i due protagonisti non consumano mai la cena ma finiscono invece a far l’amore sul tavolino, senza preoccuparsi se la bottiglia si rovescia o i bicchieri si rompono?

Lui stacca una mano dalla sua vita e la insinua sotto il maglioncino abbottonato. È sorpreso di trovare la pelle calda, nuda. Le solletica l’ombelico, poi risale, mentre lei trattiene il fiato. Quando incontra il top sembra non capire: ah la geografia degli abbigliamenti femminili, un intero continente da scoprire per gli amanti alle prime armi. Forse pensa che sia il reggiseno, perché allunga una mano verso la schiena, mentre lei non riesce a trattenere un sorriso largo di fronte al suo evidente smarrimento. Lui si distacca un attimo per guardarla negli occhi, allora lei inizia a sbottonarsi il maglioncino. Bastano pochi istanti e il top si rivela al suo sguardo. Sorride anche lui della propria ingenuità.

Lei approfitta della pausa per bere un sorso di vino, poi ha un’improvvisa ispirazione e allunga una mano verso la birra. Se la porta alle labbra, ben consapevole dello sguardo di lui, ben consapevole di come le sue labbra si richiudono attorno al collo della bottiglia: si versa un sorso di liquido frizzante in bocca, si avvicina a lui e lo bacia e mentre lo bacia fa colare la birra nella sua bocca.
Lui si distacca brusco, un improvviso accesso di tosse lo prende. La birra gli è andata di traverso e questa volta lei non si trattiene e scoppia a ridere apertamente. Ride anche lui tra i singulti, rosso in viso.

‘Riproviamo.’ Dice appena la tosse si calma. Lei non se lo fa ripetere e come un’attrice consumata ripete il gesto, lento, di portarsi quel simbolo fallico alla bocca. Questa volta tutto va come previsto e dopo il primo attimo di suspense il loro bacio si fa più profondo, l’aroma di birra si mescola al sapore della saliva.

Lui è intrigato dal gioco, allunga una mano verso la teglia, prende una coscia di pollo, ci affonda le dita e ne tira fuori un piccolo boccone caldo. Lo avvicina al viso della ragazza e lei chiude le sue labbra intorno alle sue dita, le lecca prima di prendere il pezzo di carne tra i denti.

Non ridono più adesso. Lui rimane con le dita sospese davanti al suo viso, mentre lei si avvicina a leccargliele ancora.

‘C’è anche la panna in frigo’ sussurra lei, prima che lui la sollevi e la spinga contro il bordo del tavolino. Prima che le sue mani, rese ancora più inesperte dall’emozione, inizino a sbottonarle i pantaloni. Prima che lui entri impetuoso dentro di lei e comincino a fare l’amore come nei film.

Senza preoccuparsi se la bottiglia si rovescia o i bicchieri si rompono.

Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

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