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Da Natale a Capodanno: Capodanno

Hanno scelto di passare il Capodanno in albergo.

Lo hanno scelto mesi prima, hanno trascorso interi pomeriggi a cercare la destinazione ideale, riempito chilometri di conversazione in chat, quando ancora la fine dell’anno sembrava una meta irreale e loro indossavano magliette di cotone e vestiti leggeri.

Se ne sono dimenticate per qualche mese, per poi ricordarsene con la stessa gioiosa sorpresa di quando trovi una banconota da 50 euro arrotolata dentro la tasca dei jeans. E mentre gli amici valutavano costi e benefici delle varie serate in città, loro parlavano di cosa mettere in valigia per quei tre giorni in montagna in hotel super lusso.

Lavorano entrambe da anni e possono permettersi una follia ogni tanto. Ed entrambe hanno una passione per i posti belli, la gente elegante, le boutique di lusso. Riescono con una certa facilità a calarsi nell’ambiente (non è la prima volta che lo fanno) con la segreta speranza di incontrare l’uomo giusto, nel giro giusto. Quello che ti cambia la vita.

Dove vanno si fanno notare: hanno un guardaroba all’altezza delle proprie mire e, soprattutto, un aspetto che non le lascia passare inosservate. Sono molto diverse l’una dall’altra: bionda, formosa,  minuta, l’una; alta, atletica, castana, l’altra. La stessa sfrontatezza, lo stesso gusto del divertimento.

E tuttavia, nonostante la gioia crescente che ha raggiunto l’apice durante il viaggio in treno, con le valigie Louis Vuitton prontamente instagrammate in pose plastiche sui sedili di fianco a loro, sul portabagagli del treno (e giù commenti entusiasti su quanto siano tutti gentili e felici nei pressi del Capodanno), con il panorama che via via cambia fuori dal finestrino e si trasforma da grigia città in verde campagna per poi diventare, come per magia, un bianco paesaggio di fiaba, nonostante la consueta joie de vivre, si sono sentite un po’ intimidite quando sono entrate nella hall magnifica ed enorme dell’albergo. Come se il concierge potesse individuare una nota di falsità nei capelli biondi dell’una o negli accessori simil Cartier dell’altra. Come se le Luois Vuitton rischiassero di trasformarsi improvvisamente in zucche sotto gli sguardi cortesemente freddi degli altri ospiti. Ma è bastata una passeggiata tra gli abeti che circondano la costruzione imponente a restituire loro il buon umore e la spavalderia.

Hanno trascorso il primo dei tre giorni passando dal ristorante al bar, con un giro in paese a vedere le vetrine. Luana, la bionda, si è comprata una borsa che costa esattamente come il suo stipendio e subito dopo sono andate a brindare  con quell’euforia che solo l’adrenalina degli acquisti pazzi mette in circolo.

Giorgia, la bruna, ha passato al setaccio tutti i ‘papabili’ della situazione, constatando con un certo disappunto che sono ‘tutte coppie e vecchi’. Ma Luana, forte dell’euforia del suo acquisto, l’ha rassicurata, la gente giusta arriverà per la serata del Capodanno, per la festa in maschera. Era stata questa, la festa in maschera, a fare pendere l’ago della bilancia per la scelta del Capodanno sulla neve. E Luana non è disposta a farsi rovinare l’aspettativa da nessun presagio di delusione. La mattina del Capodanno hanno dormito fino a tardi, il resto della giornata lo hanno passato alla Spa (ancora vecchi e coppie) e dal parrucchiere.

Si sono vestite con cura ma non hanno avuto l’imbarazzo della scelta, ogni dettaglio è stato deciso in anticipo e quello dell’abbigliamento è stato, ovviamente, uno degli argomenti più discussi.

Si sono preparate un drink in camera e sono arrivate alla cena già un po’ brille, hanno passato al setaccio la sala splendente con sguardi rapaci e individuato un paio di tavoli ‘interessanti’. Con il passare della serata e il fluire dello champagne, l’atmosfera un po’ ingessata si è rilassata, tanto che al momento del brindisi si sono sentite libere di andare a fare gli auguri ai tavoli interessanti senza sentirsi fuori posto. O forse lo sono, ma è Capodanno e sono tutti un po’ ubriachi e fuori posto.

Si sono incamminate verso gli ascensori con i tacchi alti che le fanno vacillare affondando nella moquette del corridoio. Si sono infilate in un ascensore strapieno: sono tutti belli, ricchi, eleganti. L’ascensore è saturo dei profumi carichi delle donne, loro si tengono per mano e si scambiano occhiate d’intesa. Ridono sotto i baffi mentre non osano parlare per paura che il loro accento le possa tradire in quello spazio così piccolo.

L’ingresso al club più esclusivo dell’albergo, nonché il posto più alto  da cui vedere ‘sorgere il sole del nuovo anno ballando sulle note dei dj più famosi del momento’, compreso nel prezzo esorbitante della cena, è una piccola stanza ovale, caldissima, con le pareti di vetro che si affacciano sul panorama mozzafiato della montagna. Un po’ spettrale a quell’ora, a dire il vero.

Ma né Luana né Giorgia ci fanno caso, mentre due uomini della security allacciano un piccolo braccialetto al loro polso e consegnano loro la maschera. Poi spalancano una pesante porta imbottita e dischiudono l’ingresso al club più alto del mondo. Dentro la musica è altissima e i cocktail costano uno sproposito.

Si lanciano in mezzo alla pista e ben presto ne diventano le regine. Hanno quel modo di ballare tra di loro, di strusciarsi, che manda in visibilio i maschi presenti, ricchi o poveri, raffinati o rozzi, un metodo sperimentato in anni di amicizia. Infallibile. Luana appoggia le mani sui fianchi di Giorgia, ballano unite per un po’, finché la loro performance non culmina con il loro pezzo forte e si baciano in mezzo alla pista, tra i fischi e le risate dei presenti.

Subito qualcuno le invita a bere e si ritrovano al bancone circondate da uomini. Non interessanti. Chissà dove si sono dileguati i tipi papabili che hanno individuato con il loro occhio esperto appena arrivate. Scambiano qualche parola, respingono qualche goffo tentativo di approccio e tornano in pista. Vorrebbero aspettare l’alba, ma la notte è ancora buia e loro sono già stanche. ‘Io torno in stanza!’, dice Giorgia. Luana pensa alla borsa che l’aspetta, quella sì vera e solida, non come quegli uomini che sono spariti sul più bello, e decide che è pronta a seguirla.

L’ascensore che prendono per scendere è vuoto, nonostante la notte sia ancora giovane. I grandi corridoi dell’albergo sono deserti e silenziosi. Giorgia si toglie i tacchi e cammina scalza sui tappeti morbidi, sul parquet lucido, a Luana si è smagliata una calza. Ridono come due adolescenti in gita scolastica. Mandano grandi esclamazioni di meraviglia quando, rientrando in camera, trovano il fuoco che arde nel camino, qualcuno è entrato durante la loro assenza e lo ha acceso.

Luana scende dai tacchi e prova a slacciarsi il vestito ma la cerniera è irraggiungibile, allora rivolge un’occhiata maliziosa all’amica, con una richiesta silenziosa. Giorgia si avvicina e le slaccia il piccolo gancio in cima, prende tra due dita la cerniera e inizia a tirarla verso il basso. Il vestito si apre davanti ai suoi occhi rivelando la pelle morbida e il reggiseno di pizzo di Luana. I suoi fianchi sinuosi, così familiari e quel corpo che Giorgia conosce nei minimi particolari, che ha visto in tutte le situazioni, al mare e in montagna, strizzato in abiti sexy e affogato in pigiamoni deprimenti, con dieci chili in meno e cinque chili in più. Quel corpo di cui conosce ogni piccolo neo e cicatrice, ogni imperfezione, vera o presunta, le appare stasera incredibilmente desiderabile.

Allunga una mano a sfiorare la pelle di Luana sulla quale la luce del camino disegna curve morbide. E Luana è pronta ad afferrare la sua mano e portarsela alle labbra, la bacia al centro del palmo, mentre un brivido le percorre entrambe. Ridono mentre le loro bocche si uniscono in un bacio infinito, Luana avvolta in una sottoveste di pizzo e seta, Giorgia ancora vestita, ma con i piedi scalzi. Poi le mani di Giorgia iniziano a percorrere il corpo dell’amica, a sollevarle il pizzo, mentre Luana si dà da fare con le cerniere.
Si ritrovano nude davanti al fuoco ardente del camino, si arrampicano sul letto king size, affondano e riemergono dal piumone, mentre con le bocche e le mani esplorano quei corpi familiari e sconosciuti al tempo stesso. I loro gemiti si perdono negli alti soffitti della suite in offerta.

E mentre un piacere sconosciuto invade i loro corpi, sorge il sole del nuovo anno e inonda di rosa le cime della grande montagna.

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Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

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