LELO_VOLONTE_Storia degli opposti che si attraggono

Storia degli opposti che si attraggono

Su questa storia che gli opposti si attraggono, avrebbe avuto qualcosa da ridire. Molto in realtà. Però, in effetti, lui e Giacomo erano molto diversi. E che ci fosse dell’attrazione era poco ma sicuro. Si erano piaciuti subito quando si erano incrociati. Ma, appunto, erano diversi. Molto. Opposti quasi. Lui era tutto un impeto di passione, un seguace del caos che si faceva guidare completamente dal suo istinto. Giacomo era un campione di razionalità, un amante dell’ordine, in tutte le sue forme, anche le più strane. Non era stato facile convincerlo che erano fatti l’uno per l’altro, ma alla fine aveva dovuto arrendersi all’evidenza.

Avevano cominciato a frequentarsi, prima a piccole dosi, mentre Giacomo valutava attentamente le ore che passavano insieme e quelle che passavano separati e che ci fosse un buon equilibrio tra le due. Poi, finalmente, lui e la sua passione avevano preso il sopravvento e le loro vite si erano compenetrate. Quella vicinanza così improvvisa e inaspettata era stata tanto più travolgente quanto in realtà poco sapevano l’uno dell’altro. Di quello che accadeva nella vita di ognuno fuori dal letto, al di là del sesso. O forse dell’amore. Si poteva già chiamarlo amore? Se l’era più volte domandato. O forse l’amore ha bisogno di un certificato di garanzia, un qualcosa che ne attesti la validità nel tempo. Forse l’amore deve invecchiare, come il vino buono, per essere considerato genuino. Non ne era sicuro. E a lui non lo chiedeva, già che aveva smesso di creare fogli excel con i dati della loro frequentazione era un grande progresso. Una domanda sull’amore l’avrebbe spiazzato, ne era certo.

Poi era arrivato, abbastanza improvviso, il viaggio di lavoro di Giacomo. I giorni erano diventati settimane, e le settimane mesi. Due. All’inizio era stata una tortura, con il desiderio che li assaltava in ogni momento e che potevano esprimere solo telefonicamente, solo in video chat, solo su skype, solo su qualsiasi piattaforma possibile e immaginabile. Le cambiavano come prima cambiavano le stanze dove facevano l’amore. Passato il primo momento di shock, era diventato quasi piacevole. Era come se quella pausa forzata li avesse costretti a conoscersi meglio. Adesso che non trascorrevano più tutto il tempo a fare l’amore, anche se pur sempre una buona parte, adesso che il sesso virtuale, ok bello ma anche basta, avevano cominciato a farsi domande un po’ diverse, a vedere la persona oltre il corpo, ad ascoltare la voce e non solo gli odori. Ma l’ultimo periodo era stato apatico. Avevano esaurito le fantasie e la conoscenza a distanza, e il ricordo di quanto era stato bello cominciava ad affievolirsi anche quello. Era stato davvero così bello? O non era forse tutta quella situazione assurda a rendere il prima così mitico e automaticamente straordinario?

Poi Giacomo era tornato. E lì, al momento del loro primo incontro dopo così tanto tempo, tutte le loro differenze erano affiorate come il grasso sul brodo. Sgradevoli, appiccicose, inutili. Lui avrebbe voluto presentarsi a casa di Giacomo prima ancora che il suo volo atterrasse. Giacomo avrebbe voluto vederlo il giorno successivo, per riprendersi dalla fatica del viaggio e per rendersi ‘presentabile’. Di fronte alla sua veemente protesta, aveva abdicato per una cena, rigorosamente fuori che ‘ non aveva nulla in frigo’. Lui si era sentito trattenere un sospiro di fastidio nel microfono del telefono e riagganciare con rabbia.

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Ciò nonostante si era rasato e profumato, vestito con cura e presentato in anticipo all’appuntamento. Il cuore gli era schizzato in gola quando aveva visto Giacomo scendere dal taxi, bello come sempre, forse un po’ più magro, i capelli più lunghi, decisamente affaticato. Non l’aveva abbracciato, sapeva che non amava le manifestazioni pubbliche di affetto, anche per questo avrebbe voluto incontrarlo nella privacy della sua casa, ma l’aveva avvolto con il suo sguardo, se possibile.
E da lì in poi, da quel primo sguardo amorevole che si erano rivolti, tutto era andato storto. A cominciare dal tavolo che non era quello che aveva espressamente richiesto (aveva telefonato apposta per chiedere un tavolo preciso, una cosa che non aveva mai fatto in vita sua e che, adesso ne era certo, mai più avrebbe fatto), per continuare con il cameriere particolarmente antipatico e il cibo che o non arrivava o era finito o era pessimo. Quel poco che Giacomo aveva iniziato a raccontargli della sua esperienza aveva avuto il potere di farlo ingelosire immediatamente e quando glielo aveva fatto notare, Giacomo aveva ribattuto che era troppo stanco per discutere. Al che lui aveva risposto che se era così stanco sarebbero dovuti restare a casa e Giacomo aveva puntualizzato che sì, ovviamente, sarebbe rimasto volentieri a casa, ma era uscito per fare un favore a lui. Questa storia del favore lo aveva fatto imbestialire. Erano usciti dal ristorante (dove comunque faceva troppo caldo) che quasi urlavano. Avrebbe volentieri camminato per schiarirsi le idee, per calmare gli animi, per stare un po’ solo con lui, senza gli occhi dei vicini di tavolo puntati su di loro e sulla loro discussione, ma Giacomo aveva chiesto di prendere un taxi. Era cominciata una lunga trafila di telefonate, prenotazioni rimandate, era il fine settimana e, evidentemente, c’erano pochi taxi in giro. Lo aveva convinto a camminare un po’, a spostarsi in una zona con meno locali, per cercare di fermare una macchina al volo, Giacomo continuava a fissare lo schermo del telefono, in attesa che qualche lista di attesa si sbloccasse. Lui aveva sentito un moto di fastidio molto simile all’odio per quella sua faccia leggermente illuminata dalla luce del telefono, per quegli occhi stanchi e quella cocciutaggine. ‘Cosa ti costa’ si era detto ‘ammettere che mi ami? Cosa ti costa abbassare quelle difese del cazzo, riempire quel fossato che ti sei scavato attorno e lasciarmi passare? Fidarti dei tuoi sentimenti per un volta, senza ragionare, senza valutare, senza programmare? Cosa ti costa abbandonarti alla corrente e stare a vedere dove ti porta?’

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Il telefono si era messo a vibrare nella sua mano. La sua lista di attesa si era sbloccata, c’era un taxi in arrivo. ‘Torniamo indietro’ Aveva detto brusco a Giacomo. Il suo sguardo stupito l’aveva innervosito ancora di più.
‘Come torniamo indietro? Ma non volevi camminare?’
‘Ho un taxi, non volevi un taxi?’
Aveva odiato anche l’espressione di sollievo. Erano tornati verso il ristorante, aveva iniziato a piovere. Cos’altro poteva andare storto, pensava lui mentre sbatteva la porta del taxi più forte del necessario. Giacomo aveva dato il suo indirizzo e, mentre lo diceva, lui si domandava cosa fare dopo: scendere insieme a lui, o farsi portare a casa? Lasciarlo riposare e sperare che domani fosse davvero un altro giorno? Che gli opposti, davvero, si attraessero?

Poi l’aveva sentita. La testa di Giacomo che si appoggiava, leggera, sulla sua spalla. Si era girato verso di lui: aveva gli occhi chiusi e cercava di accostarsi ancora di più all’incavo del suo collo, inalava il suo profumo. Era rimasto un attimo perplesso, era ancora pieno di frustrazione nei suoi confronti, non era così che si era immaginato il loro primo incontro dopo due mesi.
Poi Giacomo, sempre con gli occhi chiusi, aveva sollevato il viso verso di lui e, quasi senza sapere come, si era ritrovato con le labbra incollate alle sue. Aveva incrociato per un attimo lo sguardo dell’autista, ma era come se la sua mente non l’avesse registrato, troppo preso ad abbandonarsi alla profondità di quel bacio e alla miriade di ricordi e desideri che il sapore di quelle labbra portava con sé. Aveva alzato il braccio per attirare Giacomo verso di sé. Aveva infilato una mano sotto il suo soprabito, sotto la sua maglia leggera, a cercare la sua pelle morbida. Il loro bacio si era fatto più profondo, l’autista aveva dato un colpo di tosse come a far notare la propria presenza, ma nessuno dei due l’aveva notata, mentre le loro bocche si mangiavano e le loro mani si cercavano. Aveva sfiorato l’erezione potente di Giacomo e si era lasciato sfuggire un gemito di frustrazione all’idea di non poterla toccare, di non poterla accogliere in bocca, di non potersi abbandonare al suo desiderio che esplodeva così prepotente nello spazio caldo e confortevole della macchina.

Poi, finalmente, il viaggio era finito. Non avrebbe saputo dire come erano arrivati a casa di Giacomo. Non avrebbe saputo dire nemmeno se quella era la casa di Giacomo, ma una cosa sì, l’aveva notata, quasi di sfuggita. La valigia ancora sfatta nell’ingresso, un gesto che sicuramente al suo amore iper razionale e preciso era costato un grande sacrificio. Giacomo che avrebbe voluto sistemare tutti i suoi vestiti nell’armadio e caricare almeno un paio di lavatrici prima di incontrarlo. Giacomo che avrebbe voluto dormire dieci ore e magari andare dal barbiere prima di rivederlo. Che avrebbe voluto fare la spesa al suo supermercato di fiducia e fargli trovare il frigo pieno dei suoi cibi e delle sue bevande preferite.
E in quel momento, prima di perdersi nel corpo del suo amato e del suo amante, aveva pensato che sì, non sempre gli opposti si attraggono, ma quando succede è bellissimo.

Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

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