LELO_VOLONTE_Storia di una dominatrice

Storia di una dominatrice. E del suo sottomesso

L’ufficio ha quella particolare vacuità degli ambienti di lusso. I pochi mobili hanno colori chiari, che la luce che penetra dalle grandi finestre rende ancora più diafani.

L’uomo che siede dietro al grande schermo del computer è sulla cinquantina: ha radi capelli biondi e la struttura fisica di chi ha fatto poca attività nella vita, spalle leggermente curve, pancia leggermente molle. Indossa un abito azzurro che risulta elegante nonostante la tonalità insolita.
Ha le mani in grembo mentre fissa lo schermo senza vederlo. Sussulta vistosamente quando la porta dell’ufficio si apre e la ragazza fa il suo ingresso.

A prima vista potresti scambiarla per una ragazza qualsiasi. Avvenente certo, ma non dotata di nessuna particolare bellezza, di nessuna particolarità appunto. I capelli lisci, castani come gli occhi, sono tenuti a posto da un cerchietto che le dà un’aria da brava ragazza. Un po’ noiosa.
Il completo che indossa, camicia bianca con gonna nera, borsa a tracolla portata su una spalla, contribuisce a quell’aria di anonimità che nemmeno le scarpe con il tacco a spillo riescono a dissipare.

La porta si chiude con un click che risuona particolarmente definitivo nel silenzio irreale dell’ufficio.

La donna rimane un attimo in piedi vicino alla porta, poi avanza verso la scrivania e prende posto su una delle due sedie disponibili.
Solleva lo sguardo sull’uomo e per la prima volta potresti intuire che non è, alla fin fine, una ragazza qualsiasi. Il suo sguardo ha una freddezza che la distanzia da tutto il resto e l’uomo sembra rimpicciolirsi sotto di esso. Abbassa immediatamente gli occhi sulle mani che adesso sono immobili sulla tastiera.

Lei sembra riconoscere quel gesto con un piccolo cenno del capo e rimane in silenzio, in una posa composta e leggermente rigida.

‘Ha passato una buona settimana?’ Domanda infine.
‘Ottima, signora.’ Si affretta a rispondere l’uomo.
‘Ha chiuso qualche trattativa?’
‘No ma…’
‘No, signora’
‘No signora’ l’uomo deglutisce. Avrà almeno una trentina d’anni in più della ragazza, nondimeno si affretta a correggersi.
‘No, signora’ ripete. ‘Ma le prospettive sono buone.’
‘Bene, vedo che ha abbandonato quella pessima abitudine alla lamentela che tanto le nuoceva all’inizio.’

L’uomo si concede un breve sorriso non ricambiato dalla ‘signora’.

‘Le cose con sua moglie sono migliorate?’
‘Indubbiamente signora. Incredibilmente, signora. E tutto grazie a lei.’ La ragazza non dice nulla e l’uomo si sente autorizzato a proseguire.
‘Abbiamo fatto l’amore due volte durante la settimana e tutte e due le volte sono riuscito ad eccitarmi pensando ai nostri incontri.’

Ancora una volta la donna non commenta, anche se un leggero sorriso aleggia sulle sue labbra.

‘E il personale?’
‘Meglio, molto meglio.’
‘Signora.’
‘Signora.’ Si affretta a ripetere lui. E quasi ti aspetteresti che si battesse una mano sulla fronte per la sbadataggine.
‘Si sentirebbe di dire che il nostro lavoro sta facendo il suo effetto?’
‘Assolutamente. Signora. ‘
‘Bene, cominciamo allora.’

Un fremito percorre il corpo dell’uomo che si porta due mani tremanti alla gola e, sempre in preda a un tremore nervoso, disfa il nodo della cravatta, non senza una certa difficoltà. La solleva oltre la testa e la appoggia sulla tastiera. Poi si alza in piedi, sempre un po’ fremente e si slaccia la cintura. I pantaloni cadono ai suoi piedi, scoprendo un paio di gambe estremamente magre. I lembi della camicia sporgono dalla giacca e penzolano nel vuoto.
L’uomo deglutisce di nuovo, sembra indeciso. Ma basta un’alzata di sopracciglio della ragazza e le sue mani raggiungono i boxer che raggiungono, a loro volta, i pantaloni sul pavimento.

Il respiro dell’uomo si è fatto più eccitato adesso. Appoggia entrambe le mani alla scrivania e si adagia sopra di essa in un’inequivocabile posizione a novanta.
Lo schermo del computer lo nasconde interamente alla vista della ragazza che si alza in piedi e inizia a parlare e far seguire i gesti alla parole.

‘Ho preso un elastico dalla mia borsa e mi sto legando i capelli in una coda alta.’

Detto fatto, i capelli lucidi vengono raccolti alla sommità del capo, mentre il cerchietto finisce sulla scrivania, con un piccolo rumore. Subito il suo viso assume un’espressione più decisa, meno anonima.

‘Mi sbottono la camicia. Sotto indosso un corpetto di pelle che dopo potrà toccare. Se sarà bravo.’
L’uomo emette un piccolo gemito. La ragazza prosegue:
‘Mi tolgo la gonna.’ Si toglie la gonna, rivelando un paio di slip di pizzo completamente trasparenti. Ma lui non li può vedere.
‘Mi tolgo gli slip.’

I fianchi dell’uomo fremono, mentre non riesce a trattenere un gesto involontario con le mani. La ragazza si avvicina alla scrivania e con incredibile facilità sposta lo schermo pesante del computer.

‘Mi può guardare, se lo desidera. Senza alzarsi!’ Aggiunge subito con un tono di voce più alto, appena in tempo per bloccare il gesto dell’uomo.

L’uomo sposta la testa, in modo da rimanere nella stessa posizione ma di poter sbirciare davanti a sé. Un nuovo fremito lo coglie quando il suo sguardo si posa sulla donna, completamente nuda ad esclusione del corpetto di morbida pelle.
‘Basta così.’ Ordina lei.
E lo sguardo di lui torna a fissare la superficie di legno chiaro della scrivania.

‘Ho portato con me un gioco da farle provare.’ Dice lei.
‘Può alzarsi per guardarlo meglio.’
L’uomo si solleva, con una certa difficoltà. Non è più giovane e la scrivania è piuttosto bassa.
L’oggetto è uno strap-on, lo riconosce all’istante. È da sempre una delle sue fantasie e la ragazza se ne è ricordata.
Lei gli sorride per la prima volta da quando è entrata.

‘Lo osservi bene.’ Ordina di nuovo.

L’oggetto è composto da un pene di gomma, lungo e sporgente, che prosegue in un altro oggetto di forma fallica, più piccolo. Quello per lei.
Entrambi sono collegati a una cintura.

La ragazza lo sostiene alle due estremità, come si farebbe con un’opera d’arte e lo avvicina ancora di più al viso dell’uomo. Lo colpisce il fatto che nessun odore emani dalla gomma, ma che al contrario il lieve profumo dell’oggetto sia, appunto, un profumo.

‘Lo lecchi.’ Dice lei, avvicinandolo ancora di più al viso dell’uomo. Lui apre la bocca e lei glielo infila dentro, sempre tenendolo in mano.
‘Bravo, così, lo lecchi bene. Lo sappiamo tutti e due dove andrà a finire.’
Aggiunge con una voce senza inflessioni. Lo tira fuori e glielo rimette in bocca, con un movimento che mima un atto sessuale.

‘Bene, adesso lecchi anche questo per me.’ Dice porgendogli quello più piccolo. Ancora una volta l’uomo lo accoglie nella sua bocca e lo ricopre di saliva, mentre la sua erezione si fa evidente tra i lembi della camicia.

‘Vedo che si sta eccitando. Molto bene. Mi sembra che davvero stia facendo dei progressi.’

L’uomo non può rispondere ma emette un mugolìo d’assenso.

‘Può bastare.’ Dice lei a una certo punto e lui, senza farselo dire, torna ad appoggiarsi alla scrivania, precedendo gli ordini della signora.

‘Benissimo.’ Dice lei brevemente. Sente il rumore dei suoi tacchi sul pavimento smorzarsi nel momento in cui raggiunge il tappeto che isola la sua postazione di lavoro dal resto della stanza. La vede entrare nel suo campo visivo per un attimo, nuda e perfetta, le lunghe gambe slanciate dai tacchi vertiginosi, elastiche nei movimenti. Il corpetto di pelle spicca sulla sua carnagione diafana. La sente fermarsi dietro di sé e non riesce a trattenere un brivido.

‘Mi infilo lo strap-on.’ Dice la donna. E lui sente il rumore dell’imbracatura scorrere sulla sua pelle. ‘Mmmh.’ Mormora lei nel momento in cui il dildo più piccolo raggiunge il suo corpo.

‘Sono pronta. Lei è pronto?’
‘Sì.’

Risponde lui, la voce rotta dall’eccitazione.

Uno schiocco nell’aria, un colpo secco che lo fa schizzare in piedi per il dolore e per la sorpresa. Non si aspettava che avesse con sé un frustino. Non glielo ha visto in mano e dove caspita lo nascondeva un frustino in quella borsetta? Forse lo aveva addosso, nascosto sotto i vestiti, a contatto con il corpo.

L’idea lo eccita oltre misura mentre un altro colpo doloroso lo raggiunge sulle natiche.

‘Sì signora.’ Aggiunge in tono supplice.

Lei lo colpisce ancora e poi la sente entrare dentro di sé.

Non è la prima volta che fanno sesso e lui si abbandona interamente nelle sue mani. Sa che lei è sapiente nei gesti, che non c’è crudeltà inutile nei suoi movimenti, che ogni dettaglio è studiato per procurargli piacere, quel piacere che per così tanto tempo è mancato nella sua vita. Anche le frustate, probabilmente, sono servite ad eccitarlo, perché non prova dolore quando lei entra. E il godimento si fa presto strada tra le sue membra. Mentre anche lei ha il respiro sempre più rotto.

Lei si muove dentro di lui e ogni volta sembra raggiungere una parte così nascosta e così cruciale del suo essere che non riesce a trattenere gemiti sempre più forti.
Poi, nel momento in cui l’orgasmo la travolge, gli stringe i fianchi e anche il suo piacere esplode incontenibile.

La fine dei loro incontri è sempre un po’ deludente, un po’ asettica. Lui si vergogna forse, lei sembra sempre aver fretta di andarsene. Forse sono solo stanchi.
Nella spossatezza del dopo orgasmo non si ricorda di toccare la pelle del suo corpetto. E in men che non si dica sono entrambi rivestiti e lei ha di nuovo quel dannato cerchietto sulla testa e quell’aria banale.

Si alza. Il frustino, adesso lui lo sa, è assicurato al suo corpo dal bustino in pelle e dalla gonna aderente. Ma anche quel piccolo segreto non basta a renderla di nuovo interessante.

‘Ci vediamo la prossima settimana?’
‘Sì, signora.’ Risponde lui senza esitare.

La ragazza esce e l’uomo riavvicina lo schermo del computer e sistema la scrivania. Apre il programma di posta elettronica e controlla le notifiche sul telefono.
Preme un pulsante vicino a un microfono:
‘Silvia?’
‘Sì, presidente?’ La voce della segretaria suona metallica nell’interfono.
‘Ha ancora quella lista di regali per mia moglie?’
‘Sì presidente.’
‘Benissimo, me la porti qua per favore.’
‘Oggi è stata particolarmente convincente.’ Mormora tra sé mentre chiude la comunicazione.

Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

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