The zone – Racconto erotico

Viene lì tutti i giorni, fa parte del suo programma di dimagrimento.
Ha smesso di fumare un anno fa e ha messo su 10 chili. All’inizio si è arreso (che in realtà è più una cosa che si fa alla fine), si è lasciato andare credendo che i chili sarebbero spariti così come erano venuti.

Poi ha iniziato a pensare che meglio i chili di troppo che le sigarette.

Ma quando si è ritrovato a comprare pantaloni di due misure in più ha deciso di darci un taglio: ha svuotato il frigo di tutte le birre e le sottilette (sono il suo aperitivo preferito, birra e sottilette) e si è iscritto a un sito di quelli che ti consegnano cibo sano tutti i giorni. Un po’ costoso, ma se alla fine consideri quello che risparmi su alcol e ristoranti, fai pari.

E ha iniziato a correre. All’inizio col fiato corto e quella sensazione di non farcela. E i dolori alle gambe e il desiderio di arrendersi. Poi, giorno dopo giorno, giro dopo giro, le cose sono diventate più semplici.
O meglio, ugualmente complicate, ma con la differenza che adesso lo sa. Lo sa che anche se il cuore sembra volergli scoppiare in petto, poi non scoppia, e che il desiderio di mollare arriva almeno 5 giri in anticipo.

Corre al campo sportivo, gli piace stare all’aria aperta e all’inizio gli è servito prendere esempio da altre persone. Ogni tanto si ferma anche a parlare, chiede consigli, confronta tempi e resistenza.
Ha un obiettivo solo, che più che un obiettivo, dopo 6 mesi, inizia a sembrare un miraggio, entrare in quello stato che chiamano ‘the zone’: quando corri e non senti più la fatica e potresti andare avanti all’infinito.

Per questo ha eliminato la musica nelle cuffie e qualsiasi distrazione. Per entrare nella ‘zone’ devi dimenticarti di tutto, del tuo corpo, della fatica, del mondo che ti circonda. È come raggiungere una specie di nirvana. O per lo meno questo è quello che scrivono su internet.

E anche oggi ci prova. Arriva alle 6.30 come ogni mattina e lascia la felpa negli spogliatoi anteguerra del campo. Anteguerra sembra un modo di dire, ma in realtà il campo sportivo e gli spogliatoi annessi risalgono agli anni ’30 e conservano una loro bellezza nell’ampiezza degli spazi vuoti, nella linea delle finestre, nelle panche di legno lucido e scuro. Anche se i muri sono scrostati e le docce sono piccoli box con pareti smaltate, un gancio e il soffione da cui scende il getto dell’acqua. Non c’è nemmeno la tenda.

Nonostante la trascuratezza, non ha problemi a lasciare lì il borsone con le sue cose dentro, l’ambiente è spoglio ma non sporco. Porta con sé giusto il telefono e il portafoglio dentro un marsupio che appende in bella vista ai bordi del campo. Ma a quell’ora non c’è nessuno, nemmeno i ladri.

Cinque giri di camminata e poi inizia a correre. L’inizio è la parte più difficile, è per questo che comincia lento, lentissimo. Ed è come se la corsa risvegliasse tutti i suoi dolori e i piccoli fastidi, uno ad uno: il ginocchio destro che cede un po’, il polpaccio che tira, ma più di tutto i suoi polmoni feriti che dopo un paio di giri sono già in fiamme e gli mandano quel fiato in gola che sembra voler bruciare il suo essere dall’interno.
Cerca di non pensare a niente se non ad andare avanti, a continuare. Mentre il corpo inizia a scaldarsi e i dolori a fondersi in una sensazione unica, indistinta, che non è più sofferenza ma solo fatica.

Un giro, due giri, tre giri. I colpi dei suoi piedi sul terreno rosso della pista e il canto di un uccello fuori di lui, il rumore sordo del suo corpo dentro di lui. E poi un improvviso fruscio alla sua destra che quasi lo fa sobbalzare di paura e una ragazza lo supera.
Lascia una scia leggera di profumo dietro di sé che si infila nelle sue narici spalancate e per un attimo lo inebria. Va più veloce e lui si ritrova automaticamente ad accelerare il ritmo per starle dietro. È un riflesso condizionato.

Corre leggera, una coda di capelli scuri spunta da un cappellino da baseball e ondeggia davvero come la coda di un cavallo. I suoi fianchi oscillano, lui ne indovina il movimento sotto il giubbotto leggero che indossa. Così come i gomiti che vanno avanti e indietro. Ha un paio di pantaloncini larghi sopra i leggings forse per nascondere qualche chilo di troppo.

Lui mantiene la distanza di sicurezza mentre si sente avvicinarsi allo stato di grazia. Quel momento in cui sei consapevole e padrone di ogni singolo muscolo che compone il tuo corpo, di ogni alveolo dentro i tuoi polmoni.  Ecco, essere nella ‘zone’ deve essere un po’ così, solo che può durare all’infinito.

Il movimento ipnotico dei gomiti della ragazza si interrompe e, dopo un attimo di sorpresa, lui si rende conto che si sta slacciando il giubbotto. Con un gesto fluido lo fa scivolare dalle spalle e lo lancia a bordo della pista. Sotto indossa solo uno di quei top aderenti che lasciano scoperta la pancia e i suoi fianchi si rivelano finalmente a lui. E no, non ci sono chili di troppo, anche se per giudicare davvero bene bisognerebbe toglierle i pantaloncini.

STANZA_OSCURA

La stanza oscura

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Bisognerebbe infilare un dito nell’elastico, di qua e di là, e tenendo le mani ben distanti dal suo corpo abbassarsi fino a terra. E chiederle di alzare un piede e poi l’altro. Slacciarle lentamente il doppio nodo delle scarpe leggere e sfilare il piccolo calzino che copre il suo piede, sicuramente arcuato e scattante.
Le sue unghie saranno curate, coperte di un sottile strato di smalto chiaro. I suoi piedi saranno caldi e il freddo marmo del pavimento dello spogliatoio la farà rabbrividire. Ma tu non ci farai caso. Perché adesso le vorrai togliere anche i leggings che indossa e scoprire com’è davvero il suo corpo lì sotto.
Se una cicatrice orna il suo ginocchio, o se c’è un tatuaggio sulla sua caviglia. E vuoi sentire l’odore della sua pelle accaldata. Per questo ti rialzerai e appoggerai le mani sui suoi fianchi, le farai scivolare sul suo sedere che sarà sodo e rotondo, non per niente corre come una gazzella.
Lo stringerai forte tra le mani e la attirerai a te, per farle sentire il tuo sesso, eccitato solo per averle tolto le scarpe e quei ridicoli pantaloncini che indossava, ora lo sai, per nascondere le sue forme troppo belle. Non i chili di troppo.

E il suo corpo si incastrerà perfettamente con il tuo. E mentre le infilerai le mani sotto la stoffa aderente, cercherai la sua bocca abbassandoti un po’ per non urtare con la fronte contro la visiera del suo cappellino. E sentirai  l’elastico dei suoi slip e farai scivolare via i pantaloni perché ti prenderà la curiosità di vedere che biancheria indossa.
E lei avrà una di quelle mutande che si usano per fare sport e mentre ti abbasserai di nuovo per toglierle anche i pantaloni, vedrai in trasparenza i peli del suo pube sotto il cotone. E resterai in ginocchio davanti a lei e affonderai la faccia tra le sue gambe e aspirerai forte con il naso per sentire l’odore del suo sesso, bagnato di eccitazione e di sudore e con la faccia ancora lì, appoggiata contro il suo corpo, graffierai la pelle dei suoi fianchi per toglierle gli slip e ti ritroverai con il naso contro il suo sesso.

Solleverai il viso fino a raggiungere il suo ventre morbido e lo bacerai gustando il sapore salato del suo sudore, spingerai di nuovo le mani sul suo sedere, circonderai le sue natiche rotonde, farai scivolare un dito nel suo solco morbido. E la sentirai spingere i fianchi all’indietro per venirti incontro e capirai che quello che le stai facendo le sta piacendo. Porterai veloce un dito in bocca e lo bagnerai con la saliva e tornerai lì dietro e ti spingerai di nuovo dentro il solco delle sue natiche fino a raggiungere la sua piccola apertura. E lei si spingerà ancora contro il tuo dito e respirerà pesante, come quando corre.

E tu affonderai il tuo dito dentro di lei e la sentirai aprirsi e mugolare di piacere. E ti prenderà una specie di frenesia.

Ti alzerai in piedi, la girerai e la spingerai contro una delle panche di legno lucido. Lei si piegherà in avanti e tu ti abbasserai i pantaloni della tuta e tirerai fuori il tuo sesso duro. Ti allontanerai un attimo per guardarla e ti sembrerà di impazzire a vederla appoggiata contro la panca, con addosso solo il top e il cappellino, pronta a riceverti.
Vogliosa.
E appoggerai la punta del tuo sesso contro la sua piccola apertura e lo spingerai dentro, piano e lei si lascerà sfuggire un gemito di piacere e dolore insieme. E tu inizierai a muoverti, all’inizio piano, poi sempre più veloce, mentre sentirai il piacere invaderti ogni centimetro del corpo.

E…

La pista rossa è di nuovo vuota davanti a lui. Un paio di persone si stanno scaldando ai bordi, un uomo di mezza età e un ragazzo più giovane, forse padre e figlio.
La ragazza è scomparsa.

Lui sente il corpo leggero, il ritmo del fiato perfettamente allineato con quello dei suoi passi, la mente libera. E sa che potrebbe andare avanti all’infinito.
Adesso che ha raggiunto ‘the zone’.