Estate in città

Cercano sollievo nelle acque gelide del fiume. Lo sbalzo termico tra la calura immobile dell’esterno e il gelo delle acque trasparenti li lascia per un attimo senza fiato, e poi li riempie di risate e gridolini. Quando escono dall’acqua possono quasi giurare di vedere aloni di vapore emanare dai loro corpi freschi. Passano il sabato così, tra un tuffo nel fiume e un gelato, un altro tuffo e una birra, una sola che poi devono guidare al ritorno. 

La strada del rientro è sgombra e un po’ desolante. Si fermano a mangiare in una pizzeria deserta e dopo i primi sorsi di birra decidono di trasferirsi all’interno del locale. Meno pittoresco del giardinetto esterno, ma almeno ‘climatizzato’. Però sì, un po’ triste, anche quello, come le strade vuote del loro quartiere e le poche persone che incontrano, anch’esse chiaramente messe a dura prova dall’afa che soffoca la città come un mantello troppo spesso.

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La scelta

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Tornano con poca convinzione al bilocale che condividono, quello no, non è climatizzato. Avrebbero voglia di fare l’amore, se lo dicono, si avvicinano anche, l’uno all’altra, ma la sola vicinanza dei loro corpi li fa sudare copiosamente. Lei si sente la pizza lievitare nello stomaco, lui si sente spossato. Scelgono un film, poi una serie. Mangiano un ghiacciolo, trangugiano litri di acqua gelida. Lui vorrebbe cambiare casa, quartiere e città perfino. Lei vorrebbe solo tornare al fiume, potersi gettare nelle sue acque fredde e trasparenti ogni volta che sente caldo. Lui vorrebbe poterle offrire di più: una casa con tante stanze e l’aria condizionata in ognuna di esse. E vacanze al mare lunghe sei mesi. Lei vorrebbe poter contribuire al magro ménage e non lasciare tutto il peso economico delle loro esistenze su di lui. Si addormentano stancamente, nello stesso letto ma a debita distanza l’uno dall’altra.

Si svegliano a più riprese e ogni volta basta il minimo movimento dell’uno per riscuotere anche l’altra. È un sonno leggero, che non ristora. Quando, finalmente, verso le prime ore del mattino lei riesce ad addormentarsi profondamente, viene risvegliata da una sensazione di umido sul corpo che non ha niente a che vedere con il sudore. Si muove languida sul letto, perché quella sensazione di umido si fonde a qualcosa di estremamente piacevole. 

Si solleva confusamente sui gomiti, ancora intontita dal sonno e vede la testa ricciuta di lui tra le sue gambe. Nel momento esatto in cui si rende conto di quello che sta succedendo, il piacere si fa improvvisamente più acuto e lei si lascia ricadere sul letto mentre allarga le gambe.

Lui si muove sapiente sulla sua intimità, lieve all’inizio ma più aggressivo quando le gambe di lei iniziano a tremare di piacere. Le infila un dito nel sesso e un altro dietro, come piace a lei che infatti è bagnatissima. Per un po’ muove solo le dita, avanti e indietro, dentro e fuori. Lei non trattiene i gemiti, anche se tutte le finestre sono aperte e quello non è certo un quartiere di gente che ha la casa al mare. 

Quando la sente vicina, appoggia le labbra sulla punta del sesso e inizia a succhiare. È allora che il corpo di lei inizia a sobbalzare mentre rivoli di sudore le imperlano i seni nudi. L’orgasmo la scuote e la sveglia definitivamente. 

Dà un’occhiata alla sveglia sul comodino, sono le cinque e mezza. Si avvicina a lui per baciare le sue labbra piene dei suoi umori ‘Andiamo al mare?’ Gli sussurra sulle labbra. Lui rimane interdetto, è chiaro che aveva altri programmi, come dimostra la sua erezione. ‘Se partiamo adesso evitiamo tutto il traffico.’ ‘Ok.’ Dice lui ma si butta sul letto. 

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Si risvegliano per il caldo qualche ora più tardi. Il sole è già alto fuori dalla finestra e la strada per il mare sicuramente già intasata. Fanno colazione con un tè freddo, lei può notare ancora le tracce di sé intorno alla bocca di lui che siede arruffato all’altro lato del minuscolo tavolino. L’erezione sembra essere ancora lì dalla notte precedente, o forse è tornata di prima mattina. Lei è un po’ imbronciata per aver perso l’occasione di una giornata di mare, ma non riesce a tenergli il broncio a lungo. Quando lui si infila sotto la doccia che risulta tiepida nonostante la manopola sia tutta girata verso il blu, lei lo raggiunge. ‘Torniamo al fiume.’ Gli sussurra all’orecchio prima di scivolare ai suoi piedi. 

Non deve faticare molto prima che lui le riempia la bocca di sé. Lei torna su, intreccia la sua lingua con quella di lui, gli fa assaggiare il suo sapore, lui la spinge contro il muro, vorrebbe forse fare l’amore nella doccia che è probabilmente l’unico spazio della casa in cui è pensabile stare a contatto. Ma lei lo respinge, non possono pensare di passare la giornata in casa e se devono partire per il fiume non c’è più tempo da perdere. Si vestono in fretta, la borsa è già pronta dal giorno prima, non gli importa più di nulla, vogliono solo uscire dalla trappola della città.

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La macchina è parcheggiata sotto casa e nel giro di venti minuti sono già in periferia, dove i centro commerciali si susseguono alle fabbriche e ai primi stralci di campagna. All’improvviso lei esclama ‘Guarda là!’. Fuori da uno dei tanti capannoni campeggia una scritta enorme ‘SVUOTO TUTTO’, lo striscione promette sconti incredibili su condizionatori portatili e ventilatori. Lui fa inversione alla prima occasione, dopo qualche tentativo trova l’ingresso. È aperto.

Dentro, una folla di gente si accaparra gli ultimi pezzi. Lui rimane spiazzato, è come scoprire all’improvviso un segreto conosciuto da tutti, ecco dove va la domenica la gente di città! Lei non si lascia intimidire e inizia a girare lo spazio con occhio di falco alla ricerca di quello che può fare al caso loro. Lo trovano in men che non si dica: è un piccolo condizionatore con le ruote che si può spostare nelle due stanze del loro bilocale e che, grazie allo sconto, ha un prezzo abbordabile anche per le loro magre risorse. Lui esita un attimo, è pur sempre una spesa imprevista, ma lei gli rivolge una di quelle occhiate che arrivano dritte al suo sesso. ‘Prendiamo questo, giriamo la macchina e torniamo a casa.’ 

Ed è così che fanno. Caricano il piccolo condizionatore nel bagagliaio e soli come non mai si dirigono verso il cuore infuocato della metropoli sotto il sole rovente del mezzogiorno. Trovano di nuovo il parcheggio sotto casa, la città è virtualmente deserta, di persone e veicoli. Le istruzioni per il funzionamento sono semplici e dopo qualche attimo di panico un getto di aria fresca si sprigiona dalla piccola scatola di plastica. Chiudono tutte le finestre e nel giro di una ventina di minuti la temperatura della casa si è ridotta di dieci gradi. Non ci possono credere. Si buttano sul letto, si coprono con un lenzuolo e si addormentano profondamente.

E quando si svegliano, beh, quando si svegliano un giorno e una notte non possono bastare per tutto quello che vogliono fare.

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