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Il patto (VI), ‘Ti porterò oltre’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io

Gentile lettore, cara lettrice, quello che segue non è un semplice racconto erotico. È parte di una serie di storie che è cominciata qui e che ci trasporta dentro una notte di sesso e scoperte. Un viaggio nell’oscurità del desiderio, alla ricerca di un nuovo modo di vivere l’eros, più libero e sincero.

E se ti appassionerai allo stile di Inachis Io, come è successo a noi, potrai trovare qui altre sue storie. Insolite e raffinate come quella che stai per leggere.

6. Ti porterò oltre

L’ho fatto veramente? Tu mi stai aiutando a rivestirmi, io ancora non ci credo di essermi lasciata andare, completamente arresa ai tuoi ordini.

– Devo fare pipì -, ti dico. Ma non è vero, ho solo bisogno di stare un attimo da sola, di staccarmi da te. Di riappropriarmi, almeno un po’, di me.
– Certo.
– Scusa -, ti sento chiedere a qualcuno -, la mia amica deve andare in bagno. Non è che le puoi dare una mano?
– Volentieri -, risponde una voce che mi sembra di aver già sentito.

Una mano sottile afferra la mia. La stretta è rassicurante.
– Vieni, ti aiuto io.

Guidata dalla donna, ragazza (non saprei dire dalla voce) che hai scelto per me, arrivo in qualche modo alla toilette. Sento le porte aprirsi poi chiudersi, fino al click del chiavistello.
– Eccoci -, dice la voce -. A proposito, io sono Sonia, credo che ci siamo già incontrate.
Dice “incontrate” come se parlasse tra virgolette e improvvisamente collego: Sonia è la ragazza della pista da ballo.
– Credo di ricordare -, dico, improvvisamente sollevata da questa intimità già stabilita.
– Ecco, qui c’è il bagno.
– Ti lascio sola -, dice. Ma poi non si allontana e riprende a parlarmi, è come se fosse impaziente di aggiungere qualcosa.
– Sai, non so come dirtelo. Io e Luca, il mio fidanzato, è da un po’ che vi seguiamo. Insomma, prima in pista e poi nella stanza con il vetro, sei stata fantastica.

– Oddio! -, sono sicura di essere arrossita pensando che ci fosse anche lei.

– Insomma, non so come hai fatto. E poi questa benda. Mi stai mandando fuori di testa. Cos’è, un gioco?
– Una specie.
– E lui, è il tuo compagno?
Non so cosa rispondere, forse dovrei dire di sì e scegliere la soluzione più facile.
– No, in realtà non ci siamo mai visti.
– Uh!
– Beh, in fondo è un gioco.
– Pazzesco. Io e Luca veniamo qui ogni tanto, quando ci va di darci un po’ la carica. Di solito giochiamo tra di noi, ma qualche volta è successo di farlo anche con un’altra coppia. Ma non in pubblico eh, nella sala delle coppie, o in una stanza chiusa a chiave.
Apprendo così l’esistenza di luoghi che non ho ancora esplorato, ma penso che tu, perfidamente, mi abbia già fatto scoprire quelli più estremi.
– Lo so che non sono affari miei – continua Sonia, – ma come te la stai vivendo? Prima ti ho visto piangere, un attimo dopo… Beh, un attimo dopo hai fatto quello che hai fatto.

La situazione è surreale: io e lei in questo bagno, senza esserci mai viste in faccia eppure così intime. Una confidenza inattesa.

Dovrei forse dirle tutto. Non ho mai parlato di te con nessuno. È stato un segreto assoluto, di cui non ho fatto cenno nemmeno alle amiche più strette. Non ho scritto poesie deliranti, non ho aperto un blog che non ti avrei mai rivelato per dirlo al mondo intero (e ignoto). L’ho tenuto dentro, e adesso ne sento il peso.

Forse potrei sfogarmi con questa Sonia che viene nei privé per darsi la carica con il fidanzato. Ma io non ho bisogno di nessuna carica, non ho vuoti con te da riempire. Questa è la differenza fondamentale. Semmai questo, per noi, è come un troppo pieno di passione che trova qui il suo sfogo. Non riempiamo nulla, svuotiamo. Questo è molto più difficile da spiegare di un comune vuoto affettivo.

Sto per farfugliare qualcosa quando sento le labbra di Sonia sulle mie. Le appoggia soltanto, come per sondare, ma le nostre difese sono ormai azzerate e basta questo contatto leggero perché le bocche si cerchino e le lingue si esplorino.

Mi lascio andare, mi lascio esplorare. Sto facendo una cosa a tua insaputa, e questo mi dà una sensazione di proibito, quasi più di ciò che abbiamo fatto finora. È un bacio lungo, da donne. Di quelli che potrebbero non finire mai, ma proprio quando ci sto prendendo gusto,  finisce.

È lei a sfilarsi.
– Ci beviamo qualcosa? – Propongo allora.

Come esco dal bagno mi prendi le mani e mi baci. Ho ancora il sapore di Sonia in bocca. Mi domando se lo senti anche tu.
– Beviamo qualcosa? – propongo -, Vengono anche Sonia e Luca.
I due approvano con un “sì”.
Se sei sorpreso dal fatto che io abbia fatto amicizia con una ragazza nella toilette (e che l’abbia baciata, ma questo non lo sai), che ne conosca i nomi e che ora li stia coinvolgendo, non lo dai a vedere. Del resto è colpa tua in qualche modo: tu mi hai affidata a lei.
Dici solo “andiamo” e il nostro eterogeneo quartetto scende la scala circolare.

Ci accomodiamo in uno di quei salottini con la tenda (ci tieni a farmelo notare, malizioso) e con Luca andate a procurare da bere.
Sonia mi prende la mano e non capisco se voglia confortarmi o al contrario darsi coraggio. È una situazione sospesa che può scivolare in qualsiasi direzione. Non ci parliamo ma comunichiamo accordando i respiri e quando tornate ci trovate così, vicine e silenziose.
– Ci voleva -, dici sorseggiando il tuo drink.
Capisco a cosa fai riferimento, ma credo di aver sepolto dentro di me ciò che è successo nella stanza con il vetro. Non riesco semplicemente a rievocarlo. Ricordo un ordine, ricordo la tua mano che guida la mia tra le gambe. Poi tu che dici, come se fosse una conseguenza logica:

– Toccati.

E io che inizio a toccarmi, seguendo quei sentieri del corpo che a casa percorro con facilità, che ho percorso spesso anche per te, con te. Ma stavolta lo faccio in piedi, davanti a delle persone che mi guardano, mi osservano, mi scopano con lo sguardo. E tutto questo, che inizialmente mi imbarazzava, pian piano mi eccita, mi incita a lasciarmi andare. La mente è un’arena di pensieri, di immagini. Una specie di riflettore immaginario mi illumina al centro di un palco. Sento il piacere che cresce, che si fa onda e mi solleva. La pelle sudata, le gambe che tremano.

I loro sguardi addosso a me, accesi dalla mia eccitazione. Roventi. La sensazione di un tuffo in mare da una roccia alta, a strapiombo. L’energia che si sprigiona al contatto con l’acqua. Una sensazione, mai provata prima, di totale libertà, proprio nel momento in cui sono del tutto sottomessa a te.

E tu a pochi centimetri da me che continui a parlare in tono calmo e pacato. Non saprei ripetere, ora, una sola parola tra quelle che mi hai detto. So solo che la tua voce mi ha sostenuta ed eccitata.

So solo che quando ho sentito l’orgasmo arrivare, diretto e potente, non mi sono ritratta, non mi sono frenata. Anzi, te l’ho consegnato in un “godo” che ha riempito l’aria consumando tutto l’ossigeno. Mi ha lasciata spossata e sfinita.

Continua…

Il patto (I), ‘Sarò i tuoi occhi’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (II), ‘Ti guiderò’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (III), ‘Ti scoprirò’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (IV), ‘Disporrò di te’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (V), ‘Sarò la tua volontà’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (VII), ‘Avrai la tua ricompensa’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io

Chi è Inachis Io

Inachis Io è un fotografo cinquantenne milanese. Ritiene che le parole siano la prima forma di sesso orale e prende in prestito il nome di una farfalla per scrivere di eros con leggerezza e ironia su www.direfarelamore.it.

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