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Il patto (III), ‘Ti scoprirò’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io

Eccoci al terzo episodio della serie erotica di Inachis Io che è cominciata qui, e proseguita qui. Laura ha finalmente  incontrato lo sconosciuto amante  con il quale ha stretto un patto, e si incammina insieme a lui verso una notte di scoperte.
Puoi trovare altre storie di Inachis Io su Volonté e su direfarelamore.

3. Ti scoprirò

– A proposito – chiedo – dove stiamo andando?

La domanda è per certi versi opportuna, per altri scontata.
So benissimo dove mi porti.

Lo sappiamo entrambi visto che questo appuntamento lo abbiamo costruito insieme. Ci abbiamo versato dentro il meglio dei nostri demoni. Poi abbiamo agitato il tutto e ce lo siamo serviti freddo.

Tu avevi scritto: “Regalami una tua fantasia, la più inconfessabile”.
Credo di aver ancora la mia risposta sul computer, in ogni caso l’ho ancora in mente.

Vorrei essere totalmente nelle tue mani. Potrai disporre in ogni modo di me. Vorrei che mi conducessi ai limiti di ciò che posso provare.
Mi fido di te, tu mi conosci, sai fino a dove posso spingermi. Con te mi sentirei protetta. Sei sufficientemente sconosciuto perché non provi imbarazzo facendo colazione con te domattina e abbastanza intimo da interpretarmi.

Tu mi avevi sottoposto una serie di domande:

– Accetteresti di essere esposta davanti ad altre persone, anche in situazioni sessuali?
– Accetteresti di essere offerta ad altri uomini e ad altre donne, alle mie condizioni?
– Accetteresti di dare piacere a degli sconosciuti, se te lo chiedessi?
– Accetteresti di godere per mano e sotto lo sguardo di altre persone?

Così era nato il gioco di stasera.

Quelle domande, che leggevano dentro le mie fantasie, avevano scavato poco a poco nella mente.
Le avevo prima rifiutate come umilianti e offensive. Poi le avevo depotenziate e confinate al campo della fantasia-senza-connessione-con-la-realtà. Infine avevo iniziato a giocarci, ad esplorarle.
E alle 22:59 di oggi, ti avevo ceduto il comando dell’auto, della mia volontà e del mio pudore per essere portata fuori Roma, in un rinomato club scambista, bendata, senza mutande, e arresa.

L’auto graffia la ghiaia mentre abbandoniamo la statale ed entriamo in qualcosa che potrebbe essere un viottolo o un piazzale. Hai imboccato la curva un po’ velocemente, me ne accorgo da come riprendi il controllo rallentando senza frenare. Immagino che tu sia eccitato e impaziente: adesso si fa sul serio.

Dentro di me in realtà penso che il gioco non potrà durare, che dopo un primo momento di messa in scena tu abbandonerai il ruolo del dominatore e ci butteremo uno nelle braccia dell’altro. Ma l’orgasmo che mi hai imposto dimostra che stai facendo sul serio. Un’altra cosa che mi piace di te, la coerenza.

Dopo qualche manovra, parcheggi. Poi restiamo immobili e in silenzio per qualche secondo durante il quale io cerco di darmi coraggio e tu respiri lentamente. Probabilmente stiamo facendo lo stesso sforzo per non sentirci ridicoli.
Poi dici solo:
– Pronta?
– Pronta.
Ma lo dico troppo veloce e mi trema la voce. E mi sorprendo a pensare se il vestito e la benda sono in ordine, vorrei contrattare un’eccezione alla regola per avere il permesso di guardarmi un minuto allo specchio. Voglio essere sottomessa, ma curata.
BENDA_IN_SETA

Come prima sulla corsia di emergenza, fai il giro dell’auto e mi vieni a prendere. Mi dai la mano mentre esco dalla macchina e poi mi stringi sotto braccio.
L’aria della sera è frizzante, penso subito che siamo in mezza campagna e che mi si arricceranno i capelli; è umido, fa più fresco e c’è odore di fieno.
Il parcheggio è in ciottoli e con i tacchi alti e la benda sugli occhi cammino molto a fatica.

Tu mi sorreggi e mi conduci, ci muoviamo al rallentatore e ne approfitto per prendere confidenza con il tuo corpo. Sei più basso di quanto mi aspettassi, magro e solido ma non il tipo che fa palestra. Sai di buono, la stoffa della camicia è di ottima qualità. Mi colpisce il tuo modo di tenermi il braccio, è come se fossi un po’ impacciato, come se non fossi abituato.

So che hai una donna, anche se sei sempre stato molto evasivo su questo. La prima volta in cui ti ho mandato una foto del mio corpo eri quasi imbarazzato a riceverla. Poi ho assistito alla tua trasformazione, hai iniziato a lasciarti andare, ad essere sempre più esplicito, creativo nelle proposte. Sei diventato un osceno gaudente.

E io ti ho adorato perché hai tirato fuori tutte le mie potenzialità. Non di meno, una domanda sui tuoi eventuali vuoti affettivi non ho mai potuto cancellarla del tutto.

– Entriamo -, dici svegliandomi da questi pensieri.
Sento una porta aprirsi e una lama di aria condizionata schiaffeggiarmi la faccia, avvolgermi le spalle e risalire da sotto la gonna per ricordarmi che non mi hai ancora restituito il perizoma (penso che non lo farai).
Una voce di donna ci dà il benvenuto; il tono non tradisce nessuna curiosità. Non chiede tipo “perché la signorina è bendata” oppure “è venuta qui volontariamente?”. Dice solo ‘buonasera’ in un registro neutro sfumante nell’annoiato.
In sottofondo sento chiacchiericcio e musica attutita da qualcosa che può essere una porta o una tenda.
– Hai visto? -, dice un’altra voce femminile alle mie spalle. Ma subito si zittisce.

Mi prendi il braccio e mi fai compiere ancora un passo fino a toccare un bancone di legno.
– Posso avere i vostri documenti? -, chiede la ragazza.
Ti sento armeggiare con il portafogli e far strisciare le carte d’identità sul piano, segue un rumore di passi e poi il cigolio di una fotocopiatrice. La ragazza ritorna e il leggerissimo spostamento d’aria dei fogli appoggiati mi sfiora come un bacio. Lei esita:
– Ci sarebbe da firmare. Per la privacy.

In effetti la situazione è comica ma tu forse ci avevi già pensato, oppure hai presenza di spirito: mi porgi una penna e mi ci avvolgi intorno le dita, poi con molta delicatezza mi appoggi la mano sul foglio. Dici: “Qui”. E io traccio uno scarabocchio in un punto imprecisato di un modulo che non ho letto ma che certamente riporta tutte le liberatorie previste dalla legge e si conclude con la frase “ho letto e autorizzo…”.
Tu autorizzi la tua parte di privacy e una sensazione di legalità ci invade.

– Siete già stati in un club privé? -, si informa discretamente la nostra ospite.
Io vorrei dire che no, non ci sono mai stata, mai avrei pensato di andarci e in ogni caso non in queste condizioni, bendata e quasi nuda, senza possibilità di controllo sulla situazione. Temo anzi che sia un luogo di pervertiti che vengono qui solo per sfogare le loro frustrazioni sessuali. Le mie gambe ancora una volta vorrebbero prendere la via di casa.
– Sì -, dici tu, calmissimo.
– Sì -, dice allora la mia pancia con un fremito caldo. Me nessuno mi sente.
– Se volete darmi la borsetta, la metto nel guardaroba. Buona serata.

Mi prendi di nuovo sotto braccio e mi aiuti a percorrere i pochi passi che ci separano da una porta. Capisco che l’hai aperta perché vengo investita da una musica elettronica che mi vibra nel petto. Deve essere un po’ tipo discoteca, sarà difficile parlarsi ora.
Infatti sento le tue mani sulle spalle e la bocca vicino all’orecchio. Mi dici: “Beviamo qualcosa”.

È molto piacevole sentirti così, quasi dentro di me. Ma io prima di bere ho bisogno di baciarti. Prima del coraggio alcolico mi occorre quello ormonale.

Mi volto di scatto e stavolta è la mia lingua a esplorarti la bocca. Ti prendo la testa tra le mani, frugando dentro di te. Non so dove siamo, se ci sia molta gente intorno, se qualcuno ci stia osservando.
Ti sento rigido in un primo momento, forse sorpreso di poter perdere il controllo del gioco? Infatti reagisci e mi abbracci forte, senza smettere di baciare, le tue mani mi percorrono la schiena, scendono sui fianchi e poi si fermano sul sedere. Impudiche, alzano la gonna e stringono le natiche. Ho già dimenticato i dubbi precedenti e sarei pronta a farmi prendere qui, in piedi; l’oscurità in cui mi trovo gioca a mio favore, non so cosa immaginare e dipingo lo scenario che preferisco immaginare.

Prima di conoscerti pensavo che il mio immaginario erotico fosse contorto. A me attrae e spaventa al tempo stesso il fatto di essere vista. Spero sempre che qualcuno mi scopra, ma che non si faccia vedere. Desidero essere guardata senza però accorgermene, però al tempo stesso accorgendomene per gustare il brivido di far eccitare uno sconosciuto.

Spesso mi torna in mente il ricordo di un’estate – avrò avuto vent’anni – in cui eravamo in vacanza in Corsica con un gruppo di amici. Esploravamo ogni giorno una spiaggia diversa, cercando quelle calette di scogli un cui non va nessuno. I maschi avevano iniziato a proporre di prendere il sole nudi, ci scherzavano e ogni tanto mi provocavano a dare il buon esempio. Così il terzo o il quarto giorno, all’ennesima provocazione, avevo fissato negli occhi Matteo, il più audace del gruppo, e senza battere ciglio mi ero sfilata la maglietta, il sopra del costume, i pantaloncini.

Poi mi ero fermata per leggere negli occhi di tutti attesa, eccitazione e paura insieme. Avevo fatto due passi verso il mare, mi ero voltata di spalle, e molto lentamente avevo abbassato il sotto del costume. Lo avevo lanciato a Matteo, aggiungendo: “ora tocca a voi”.

Le ragazze furono le prime a seguire il mio esempio, mentre i maschi, così sbruffoni a parole, non osavano mostrarsi. Dovemmo minacciarli di non scopare più con nessuno di loro se non si fossero spogliati immediatamente. La minaccia funzionò e così iniziammo la nostra vacanza nudista. E la mia passione per le fantasie in cui venivo vista nuda, o sorpresa a letto mentre scopavo.

Da allora avevo preso a masturbarmi spesso davanti alla finestra del balcone, riparata solo da una tenda sottile. Questo mi metteva paura e voglia insieme.
Quando te lo avevo raccontato per email, avevi risposto solo:
“Capisco, Miss. Contorsionista mentale: cosa ne diresti di essere bendata?”.

Continua…

Il patto (I), ‘Sarò i tuoi occhi’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (II), ‘Ti guiderò’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (IV), ‘Disporrò di te’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (V), ‘Sarò la tua volontà’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (VI), ‘Ti porterò oltre’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io
Il patto (VII), ‘Avrai la tua ricompensa’ – Una serie di storie erotiche di Inachis Io

Chi è Inachis Io

Inachis Io è un fotografo cinquantenne milanese. Ritiene che le parole siano la prima forma di sesso orale e prende in prestito il nome di una farfalla per scrivere di eros con leggerezza e ironia su www.direfarelamore.it.

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