Racconti erotici brevi – Due storie gay di masturbazione

Racconto erotico breve – Calda vendetta

Quando l’ho vista con il vibratore in mano, ho capito subito che si metteva male. Avevamo litigato la sera prima, a letto. Niente di grave, una delle nostre litigate tra ragazze che a volte lavorano troppo di immaginazione.

Ero in mezzo alle sue gambe, e la sentivo avvicinarsi all’orgasmo. Adoro quando verso la fine spalanca le cosce e spinge il suo sesso verso la mia bocca, è una cosa che mi eccita da morire e mi incoraggia a baciarla ancora più forte. Così ho fatto, ma proprio in quel momento mi è sembrato di sentirla lontana, solo una sensazione appena percepibile, ma sufficiente a distrarmi.
“Che c’è?”, ho chiesto.
“Niente, perché?”, ha risposto.
Inutile dire che un paio di battute dopo il sesso ha avuto fine, e la litigata inizio. Addio orgasmo nella mia bocca, addio notte abbracciate.

E adesso è qui, davanti a me, impugnando il toy grande, quello con la testa vibrante. Ha negli occhi uno sguardo furbetto e vendicativo che mi fa morire di voglia e di paura. Siamo già vestite da fighe per una serata con le amiche. Lei è bellissima con quei pantaloni stretti stretti e la camicia scollata. Io ho un vestito largo, molto leggero.
“Faremo un po’ tardi per cena”, mi dice sicura.
Poi mi bacia. Mi sfila le mutandine, mi fa sedere sul letto, e con il palmo della mano mi spalanca le cosce.
Sento il ronzio del toy che si avvia. Conosco quella sensazione implacabile, il ritmo della vibrazione che cresce quando viene premuto sulla pelle. Lo appoggia subito sul monte di Venere e inizia a muoverlo con lenti movimenti circolari, sempre più stretti verso il clitoride, aumentando la pressione. Mi sfugge un gemito, lo coglie come un segnale per premere il tasto “+” del vibratore e aumentare ancora il fremito.
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Mi conosce alla perfezione e sa capire benissimo quando sto per venire. Con metodica, perfida bravura mi porta sul filo dell’orgasmo, poi alza la testa del toy dalla mia vulva, si concede un diversivo sulle cosce e la pancia per farmi riprendere fiato. Quando mi sente respirare più calma, come una sadica torturatrice appoggia di nuovo il vibratore sul clitoride. E preme.

La vibrazione si trasmette in tutto il mio corpo. Vorrei gridare di smetterla, ma so che questo la ecciterebbe ancora di più a continuare. Mi mordo le labbra, ma non posso nascondere il mio piacere. Con una mano mi tiene ferma, aperta, mentre con l’altra dosa la pressione portandomi di nuovo al limite. Poi si allontana. Poi di nuovo ricomincia. Non so dire quanto sia durata, quante volte mi abbia fatto sentire le prime contrazioni dell’orgasmo per poi negarmelo. Ricordo il click del vibratore che viene spento, e la sua voce allegra: “Andiamo? Faremo tardi…”.

Mi alzo, mi ricompongo alla meglio.
Lei mi prende sotto braccio e mi sussurra all’orecchio “Stasera facciamo pace?”

Racconto erotico breve – Lo specchio

“Facciamo un gioco. Ti va?” propone, lo sguardo malizioso. Lui ricambia, complice.

“Giochiamo allo specchio”.
“…”

“Ti sei mai masturbato guardandoti allo specchio?”
Lo ha fatto. Lo fa. Gli piace vedersi mentre diventa sempre più duro, frenetico, osservare i dettagli delle vene gonfie, dello schizzo finale.
“A volte”.
“Io lo faccio spesso – sorride indicando lo specchio grande della camera da letto. – Oggi vuoi essere tu il mio specchio?”.
Annuisce e il suo sguardo si accende.

Lo prende per mano, gli affonda un bacio sul collo, e lo spinge contro il muro della stanza. Rimane un attimo sospeso a respirare il suo profumo. Esita. Lo prenderebbe lì, in piedi, ora. Ma si stacca da lui, indietreggia di un paio di passi, verifica bene la distanza, arretra ancora un po’.
“Ecco, così ti vedo bene. Ora fai quello che faccio io, sei il mio specchio delle meraviglie”.

Senza staccare gli occhi da quelli di lui (e come potrebbe, è il suo specchio?), inizia a slacciare il primo bottone della camicia. Il secondo, il terzo.
Lui lo segue, senza perdere un colpo.
La camicia cade sul pavimento e, con calma, inizia a sbottonare i jeans. Si eccita, non aveva mai prestato tanta attenzione alle mani, ai gesti, ai dettagli. Avviene sempre tutto molto in fretta tra di loro, è una passione famelica che non si concede il tempo di assaporare.
Senza abbassare i pantaloni, ora mette una mano dentro, inizia a muoverla piano e lui fa lo stesso con un pene ora troppo gonfio per restare imprigionato. Si diverte a prolungare l’attesa, a costringere entrambi a movimenti contenuti. Poi finalmente fa scivolare i pantaloni e la biancheria e lui fa altrettanto, i suoi jeans scorrono più lentamente, ma finalmente sono nudi, uno di fronte all’altro, con le mani che si muovono esattamente allo stesso ritmo, inseguendosi a vicenda.

Lui si diverte ad accelerare fino a quando vede nei suoi occhi che non ce la fa più. Allora rallenta di nuovo, poi abbandona il sesso ed è così dannatamente eccitante vederli così, eretti, che si fronteggiano come guerrieri. Si fissano negli occhi a lungo, mentre i sessi oscillano vibranti. Poi, finalmente, riprende a toccarsi. Impaziente, anche lui fa lo stesso.
Le gambe tremano, le cosce si contraggono.
Il respiro si fa profondo, veloce.

“Ecco, ora voglio vederti godere”, dice con lo sguardo acceso.
Vengono insieme, allo stesso ritmo: gli orgasmi perfettamente specchiati l’uno negli occhi dell’altro.

Chi è Inachis Io

Inachis Io è un fotografo cinquantenne milanese. Ritiene che le parole siano la prima forma di sesso orale e prende in prestito il nome di una farfalla per scrivere di eros con leggerezza e ironia su www.direfarelamore.it.

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