LELO_VOLONTE_Una giornata di pioggia

Una giornata di pioggia

È una giornata di pioggia, si è svegliato con il malumore. Non sa bene perché, se ci fosse lei glielo direbbe, gli spiegherebbe che quando manca il sole siamo tutti un po’ più depressi. Ma lei non c’è, è partita per un viaggio di lavoro proprio all’alba del fine settimana e questa cosa li ha fatti discutere. Tempo perso, quello passato a discutere, pensa lui. Quanto sarebbe stato meglio fare l’amore, stringere il suo corpo caldo, tutto curve e spigoli.

Invece l’ha spiata nella luce incolore dell’alba vestirsi a tentoni, cercando di non fare rumore, cercando di non svegliarlo per evitare, ne è sicuro, un altro confronto spiacevole. Ha finto di dormire, non c’è voluto molto, è rimasto immobile con gli occhi spalancati nella luce incerta. Lei, troppo intenta a non fare rumore per accorgersi di lui. Poi ha aperto la porta del bagno e per un attimo la sua silhouette androgina si è stagliata nel riquadro illuminato: la conosce a memoria la sua figura, le gambe lunghe e magre, la piccola rotondità del sedere, le costole tutte in evidenza sul torace magro, i seni piccoli che a volte occhieggiano dalle scollature, i capezzoli appuntiti che spesso informano le magliette. Anche il suo viso è fatto di spigoli: gli zigomi alti, le labbra sottili, gli occhi quasi incassati, leggermente distanti tra loro. Un insieme di difetti che la rendono tanto più unica, speciale. Ricorda ancora come è rimasto senza fiato la prima volta che l’ha vista, una creatura così strana, così diversa da tutto il resto che sembra avere un fascio di luce puntato su di sé in ogni momento. Impossibile non notarla. Gli sembra impossibile che quella sua bellezza riesca a passare inosservata agli altri, che faccia impazzire solo lui.

Litigano poco, ma quando lo fanno sono come due cuccioli che si azzuffano: giocano, ma ogni tanto si azzannano anche. Fanno pace sempre allo stesso modo, prima con i corpi e poi con le parole. Solo che adesso lei è partita e lunghi giorni li separano prima che i corpi possano rincontrarsi.

Si è riaddormentato di sasso non appena ha sentito il rumore della porta richiudersi dietro di lei, quello delle ruote del trolley sbiadire lungo il corridoio. Si è risvegliato senza ricordarsi, per un attimo, della sua assenza. Ha allungato una mano verso di lei e trovato solo uno spazio freddo. È rotolato dalla sua parte, ha immerso la faccia nel cuscino che profuma dei suoi capelli. Un movimento ai piani bassi ha risposto quasi automaticamente all’odore di lei. Allora si è alzato, in cerca delle sue tracce. Non c’è nulla in camera, ma quando entra in bagno, proprio davanti al lavandino scorge in un mucchietto a terra gli slip e i pantaloncini del pigiama. La maglietta manca, e non si stupirebbe se, per far prima, se la fosse tenuta addosso.

Raccoglie gli indumenti e li stringe tutti nel pugno di una mano. Non cessa di stupirlo come i vestiti delle donne siano striminziti rispetto a quelli degli uomini. Si guarda allo specchio: ha l’aria arruffata e un po’ sgualcita di un cane randagio. Qualche filo bianco risplende nella barba di qualche giorno, chissà se anche lei li ha notati. La bevuta della sera prima gli ha lasciato due evidenti occhiaie che non fanno nulla per migliorare il suo umore. Con un gesto quasi automatico si porta la sua biancheria al naso. Non sente nessun odore all’inizio ma, man mano che la stoffa si scalda, l’aroma inconfondibile di lei gli si insinua nelle narici. E, automaticamente, l’erezione gli solleva i pantaloni. Infila una mano oltre l’elastico in vita, trova il sesso pronto e caldo. Si fissa nello specchio, con la barba sfatta, le occhiaie e gli slip vicini al naso appare molto meno rispettabile del solito. Chissà se anche lei lo vede così, un uomo non più giovane, un vizioso. Chissà dov’è ora lei, con quel suo sedere piccolo stretto nei jeans e la maglietta che ha usato come pigiama, il suo caschetto corto e i suoi occhi blu. Chissà se qualche uomo appoggia lo sguardo sulle sue forme spigolose e ci scopre quella bellezza immatura che ti riempie la bocca come un frutto acerbo. Chissà se lei ricambia uno sguardo fugace, chissà se concede il suo numero al vicino di posto per ricevere, più tardi, foto esplicite ed inviti ancor più osceni.

Chissà se è nel bagno di qualche camerino a scopare con uno sconosciuto prestante contro una parete, tra una fila di vestiti e l’attrezzatura di scena. Se i suoi sussurri si fanno grida di piacere mentre l’orgasmo esplode dentro di lei per quella situazione insolita, per quell’uomo nuovo, così diverso da lui. Le conosce a memoria le sue espressioni di piacere, la potrebbe disegnare a occhi chiusi mentre gode tra le braccia di uno sconosciuto senza volto ma dalle forme scattanti. Un uomo senza fili grigi tra la barba.

E mentre la immagina godere, sente il suo piacere sgorgargli in mano. È un piacere lungo, che lo svuota e lo lascia un po’ senza fiato, ansimante sul lavandino, i suoi slip ancora stretti in una mano. Ma è un piacere che non lo placa. Riapre gli occhi e si fissa a lungo nello specchio prima di aprire l’acqua con riluttanza, per lavarsi le mani, per sciacquarsi il viso, per avviarsi verso quei due giorni di vacanza, vuoti senza di lei.

È mezzo vestito quando sente il rumore della porta che si apre, il cuore gli balza in petto, un po’ per la paura, un po’ per la sorpresa ma, prima che abbia il tempo di formulare un pensiero, sente i suoni così familiari della sua presenza: le ruote del trolley sul parquet, il rumore del mazzo di chiavi che cade sulla mensola, le scarpe lanciate una di qua, una di là. Si sporge incredulo nel corridoio e ha appena il tempo di scorgere il lampo blu dei suoi occhi prima che lei gli salti addosso e lo stringa tra le sue braccia.

‘Sono arrivata fino all’aeorporto ma non ce l’ho fatta a partire!’ Gli sussurra lei in un’orecchio, mentre i suoi capelli corti gli solleticano il naso.

‘Avevi ragione tu, posso andare lunedì. Non riuscivo a partire senza aver fatto la pace con te.’

Sembra voler dire altre cose, ma lui le chiude la bocca con un bacio mentre la porta in camera da letto. Non c’è niente che le sue parole gli possano spiegare e il suo corpo no.

Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

Lascia un commento