LELO_VOLONTE_Piccola storia fetish

Piccola storia fetish

Appoggia i piedi bagnati sul tappeto caldo e si avvolge nel grande asciugamano bianco. Resta un attimo ferma così, in quell’abbraccio soffice, mentre un lieve sorriso aleggia sulle sue labbra: pensa alla serata che l’aspetta, a quando lo vedrà. A quello che faranno insieme.

Si sposta su un tappeto più grande, di fronte a un lungo specchio, allunga una mano verso un barattolo di crema: è fresca e profumata, la stende su ogni parte del corpo, sempre con quel sorriso sulle labbra.

Esce dal bagno: la camera è ampia, invasa dal sole del mattino. È venerdì e ha deciso che se la può prendere un po’ più comoda, non importa se arriverà tardi, dopotutto l’ufficio è il suo.

La pelle rabbrividisce, ma le piacere restare nuda per un po’. Prende il telefono in mano e rilegge il messaggio: ‘Ti aspetto alle 20.’ Non accade mai che sia romantico, o sexy, per telefono. È una cosa che all’inizio le dispiaceva, le mancava flirtare online, scambiare foto o messaggi allusivi. Ma, col tempo, ha imparato ad apprezzare quella comunicazione scarna, le sembra ancora più carica di sottintesi.

Adesso, per esempio, una piccola scarica di piacere l’attraversa a leggere quelle parole, a pregustare il loro incontro. Si passa una mano leggera sul sesso e il suo corpo le fa eco con un brivido ancora più lungo. Allora apre un cassetto, ci sono una serie di oggetti per il piacere riposti ordinatamente, si sofferma un attimo su un vibratore oblungo con una punta appiattita, lo accarezza prima di proseguire nella sua ricerca e tirare fuori quello che sa che la porterà all’orgasmo più in fretta. È un oggetto dalla forma insolita che finisce con una specie di beccuccio. Si sdraia sul letto sfatto, dove un piumone bianco si adagia come un sbuffo di panna montata. Lo accende e l’oggetto emette un rumore leggero, ma lo spegne subito, manca qualcosa. Si alza di nuovo e passa nella cabina armadio: i suoi vestiti sono appesi ordinatamente ad una parete, secondo un criterio che solo lei comprende. Un’altra parete è dedicata alle scarpe, ma evidentemente non è abbastanza perché molte scatole si accumulano per terra con quel misto di ordine maniacale e caos che caratterizza anche il resto della sua camera. La terza parete è infine dedicata alla biancheria: ci sono pigiami di seta appesi, reggiseni e guêpière e, sotto, una serie di cassetti. Ne apre uno e ne fissa il contenuto, un numero incredibile di pacchetti sottilissimi, infilati uno accanto all’altro: sono calze autoreggenti di tutti i tipi, di tutti i colori  e le consistenze. Li deve estrarre uno ad uno, per scegliere il colore e il modello.

Non ha mai posseduto così tante calze, prima di incontrarlo.

Sceglie un paio color carne con una fascia di pizzo molto alta. Fa scivolare il dito sotto l’etichetta adesiva della confezione e con un click la apre. Estrae le calze con estrema cautela: sono uno dei modelli che lui preferisce e sono impalpabili, basta una pellicina sulle dita a rovinarle. Torna a sedersi sul letto e, sempre con gesti attentissimi, estrae le calze dalla confezione di plastica, le separa dal loro supporto di carta, le arrotola su se stesse e, delicatamente, le infila, prima una e poi l’altra, mentre la sua mente vola a immaginare il tocco della sua mano.

Le calze sono leggerissime, come si aspettava, e il pizzo arriva a sfiorarle le rotondità delle natiche. Solo allora si rende conto di essere bagnata. Si adagia sul letto sfatto, accende l’oggetto e se lo appoggia sul clitoride. Una scarica di piacere la attraversa mentre il suo pensiero va automaticamente a lui.

Faranno l’amore subito o ceneranno prima? Avrà preparato qualcosa da mangiare a casa, in quel salotto un po’ scuro eppure così familiare, o la porterà fuori? A volte la vuole tutta per sé, a volte gli piace mostrarla agli altri, esibirla. Questo pensiero le provoca un’altra scarica di piacere e, per assecondarla, cambia la modalità dell’oggetto che adesso si muove a tratti intermittenti sul suo sesso eccitato.

Un lieve gemito le sfugge dalle labbra mentre abbandona la testa ancora di più sul cuscino e un raggio di sole va a posarsi sul suo viso. È un bacio caldo, che le ricorda il tocco delle sue labbra. Allora la sua fantasia si fa ardita, salta i preliminari della cena, il modo in cui la guarderà se saranno insieme in pubblico, il fatto che troverà la maniera di infilarle una mano sotto la gonna per raggiungere la sua pelle nuda e assicurarsi che indossi le sue calze preferite. Non pensa a come la imboccherà, se saranno a casa da soli, a come riuscirà a sorprenderla con un bacio leggero sul collo, quando meno se l’aspetta. Come la farà rabbrividire di piacere con un commento veloce sul vestito che indossa, o su quello che ha voglia di fare con lei, quando avranno finito di mangiare.

Salta il rituale della sua seduzione continua e pensa a quando verrà il momento. A quando lui, con gli occhi fissi nei suoi, inizierà a sfilarle prima una scarpa e poi l’altra. Premerà con le dita sull’arco del suo piede e succhierà la rotondità della sua caviglia con le labbra carnose. Comincerà a risalire lungo il polpaccio tornito e si soffermerà a lungo nell’incavo del suo ginocchio. Lei si sentirà invadere dal piacere (le sta accadendo al solo pensiero), e lo guarderà un’ultima volta prima di abbandonarsi sui cuscini: la sua testa bionda sarà immersa tra le sue gambe e una piccola traccia di saliva brillerà sulle sue calze, come la scia di una lumaca. Quando i gemiti di lei avranno soddisfatto il suo amor proprio, lui ricomincerà il suo percorso, scegliendo la carne morbida della parte interna delle cosce, emetterà un mormorio di apprezzamento quando la sua lingua incontrerà la ruvidità del pizzo e lei inarcherà la schiena, a quel suono, vogliosa di sentirlo vibrare su di sé. Lui giocherà a lungo con il pizzo, infilando la lingua nei piccoli buchi della sua trama, con le dita lo abbasserà un poco e lei sentirà la pelle, improvvisamente nuda, farsi un po’ più fredda, ma sarà un attimo perché lui appoggerà la lingua là dove prima c’era il silicone e lei sussulterà di piacere.

E sussulta anche adesso, mentre l’oggetto vibra in un punto così preciso, oh così preciso, che sente l’orgasmo sempre più vicino. Forse deve immaginare le labbra di lui sulla seta bagnata della sua biancheria per raggiungere il piacere, o forse pensare a quando, dopo averla estenuata, la prenderà con tutti i vestiti addosso per farla venire in fretta. Ma è l’idea di quando faranno di nuovo l’amore, nel cuore della notte, e saranno completamente nudi, pelle contro pelle, tranne che per le calze, lei avrà ancora addosso le autoreggenti, come piace a lui, è questa l’immagine che la porta finalmente all’orgasmo.

Allontana l’oggetto da sé, e si abbandona all’abbraccio del letto morbido. Sa che basterebbe poco, basterebbe ricominciare a sfiorarsi per avere un altro orgasmo, ancora più intenso, ma adesso è veramente tardi.

Si solleva a malincuore dal letto, sceglie un paio di slip di seta e un reggiseno di pizzo, indossa un semplice abito grigio e un filo di perle. Si passa un filo di trucco sul viso e due gocce di profumo sui polsi. Calza un paio di Louboutin nere, si infila la giacca, si assicura che le calze siano al loro posto, poi afferra la borsa e le chiavi, e si avvia verso la mattina piena di sole.

Chi è Valentina Grandi

Pugliese di nascita, milanese di adozione, Valentina vive al quarto piano senza ascensore. Sarà per questo che ha scelto un lavoro che può fare anche da casa. Ama i negozi vintage, i vecchi cinema e Milano.

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