Tre strategie per affrontare al meglio qualsiasi tipo di relazione

Questo articolo è stato scritto da Lucrezia Marino, psicologa, psicoterapeuta esperta in sessuologia, estremamente attenta alle questioni di parità di genere e di gestione della diversità, e curiosa sperimentatrice con le nuove forme di divulgazione. Questa volta ci suggerisce come comportarci quando affrontiamo una nuova relazione.

Si sente spesso parlare di rischi legati ai rapporti sessuali. Quando parliamo di rischi siamo soliti far riferimento a quelli relativi alla trasmissione di malattie sessuali o a gravidanze non desiderate.

Sebbene anche di tali rischi non se ne parli mai abbastanza, credo sia necessario porre l’attenzione anche su altri rischi, di cui ancora meno si sente parlare, rispetto ai rapporti sessuali e più in generale alle relazioni, come:

  •       il rischio di rimanere delusi
  •       il rischio di non essere rispettati o di sentirci obbligati a fare cose che non ci piacciono
  •       il rischio di essere fraintesi

Questi rischi sono presenti quando iniziamo ad instaurare una nuova relazione, di qualsiasi tipo, quindi anche occasionale. Una quota di rischio infatti è parte di ogni esperienza. Sta a noi non solo riconoscerlo, ma avere disponibili nel nostro “repertorio” alcune risorse e strategie da mettere in campo al momento opportuno.

Quando cominciamo una nuova relazione, spesso abbiamo paure a cui è difficile dare un nome. Più frequentemente queste si traducono in quelli che in psicologia chiamiamo “acting out” cioè reazioni comportamentali impulsive, in cui non è presente la parte “pensata” ma solo quella “agìta”.

Ecco, quindi, alcune aree su cui è importante prendersi del tempo per riflettere, specialmente per chi si approccia per la prima volta a una relazione (che sia in assoluto o la prima volta con un nuovo partner) per diminuire il rischio di avere un’esperienza negativa.

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1. Le aspettative, ovvero limitare il rischio di rimanere delusi

Sono sicura che da qualche parte avrete sentito dire che “è meglio non aspettarsi niente, per non rimanere delusi”. In realtà, non è proprio così. Le persone felici sono coloro che sanno cosa aspettarsi, riservando una fetta all’imprevedibilità della vita. Il punto non è avere o meno aspettative, quanto più avere aspettative realistiche.

Se ci approcciamo per la prima volta ad una esperienza sessuale pensando di dover essere espert* in tutto, di saper esattamente come far provare piacere al/alla nostra partner, oppure di trovare qualcuno che a sua volta sappia esattamente cosa e dove toccare… ecco, direi che queste aspettative sono il trailer di una delusione. La possibilità che possa verificarsi un allineamento di pianeti e che tutto sia esattamente come in un film esiste, ma io non ci punterei una grande cifra.

Diversamente il mio suggerimento è di approcciarsi al nuovo con sincera curiosità. Avete presente lo stupore dei bambini? Quella roba lì. Nessuno di noi sa come funziona il corpo altrui, quali tasti toccare e in che modo. Spesso risulta difficile persino sapere quali cose piacciano a noi. È tutto da scoprire insieme, possibilmente divertendosi. E se dovesse accadere qualcosa di buffo, è il momento perfetto per condividere una sonora risata.

2. L’amor proprio, ovvero limitare il rischio di non essere rispettati

Regola d’oro: se ti trovi nella necessità di dover contare fino a uno, vuol dire che il limite è già stato superato. Mi riferisco alle volte in cui ci sentiamo mancat* di rispetto, situazione ancora più grave se si tratta di atti non consensuali.

Quando iniziamo una relazione, abbiamo in circolo tutti i neurotrasmettitori dell’euforia e della felicità e potremmo sottostimare alcuni comportamenti non leciti o richieste irrispettose dell’altr*, passandoci su con più leggerezza più di quanto non faremmo se un’amica o un amico ci raccontasse gli stessi identici episodi.

Ci sono dei campanelli d’allarme che dobbiamo imparare a conoscere per poterci difendere ed eventualmente allontanare.

Mi riferisco in particolare a richieste che ci obblighiamo ad esaudire. Le riconosciamo perché ci accorgiamo che le nostre azioni e comportamenti non rispondono ad un nostro desiderio, bensì alla paura di perdere l’altra persona.

Se dico no, gli/le piacerò ancora? –

Sebbene sia un dubbio legittimo, non è la risposta sì o no che ci farà fare lo switch mentale necessario, quanto piuttosto il cestinare tale domanda e farsene una nuova:

Sto rispettando i miei desideri, i miei valori? Sto rispettando me? –

Nessuna relazione, che sia anche occasionale, deve avere il potere di farci vacillare e dubitare del rispetto che meritiamo. Se non dovessimo piacere più a qualcuno che non ci rispetta, avremo solo schivato una pallottola. Lucky us!

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3. La comunicazione assertiva, ovvero evitare il rischio di essere fraintesi

Che sia necessaria una comunicazione aperta e chiara lo sanno tutti e tutte. Come si faccia, soprattutto quando scendono in campo emozioni forti, non è poi così noto.

Primo passo per saper comunicare è ascoltare. L’altr*, sì, ma prima ancora noi stessi.

Infatti, solo dopo aver ascoltato quello che davvero è importante per noi, possiamo essere pronti a comunicarlo all’altr*. E allo stesso modo, solo dopo aver ascoltato profondamente l’altr*, possiamo chiedere che venga fatto altrettanto.

Niente giochetti, niente “ti dico questo così ti induco a fare quello”. Se iniziamo a far pensieri di questo tipo dobbiamo attivare la sirena d’allarme, perché è un pericolo per noi. Questa non è una modalità di stare in relazione che ci protegge, anche se la sensazione di controllo che proviamo potrebbe darci questa illusione. Ci espone invece a una relazione basata su comunicazione manipolativa, praticamente il contrario della comunicazione assertiva.

L’assertività è infatti la capacità di saper comunicare in maniera chiara ciò che abbiamo in testa, facendo valere il nostro punto di vista, senza mai prevaricare l’altr*, e questo è ciò che maggiormente ci protegge, anche da possibili fraintendimenti.

I passi sono: capisco cosa è importante per me, lo comunico, accetto ciò che l’altr* vuole darmi in cambio.

Certamente non possiamo pretendere di essere sempre così Zen, ma è importante sostituire una modalità manipolativa con una più assertiva ed allenarsi in questo senso. Ne abbiamo occasione ogni volta che parliamo con una persona!

In conclusione

Non posso certo dirvi che abbiamo delineato la ricetta segreta per una relazione senza brutte sorprese, ma sono sicura che ognuno e ognuna di noi possa lavorare molto su di sé affinché il mondo non sia solo “quello che ci capita” ma piuttosto “quello che facciamo capitare”.

Il miglior modo per prevedere il futuro, del resto, è costruirlo.

 
Per approfondire:
Vengo prima io di Roberta Rossi
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Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie